La protesta dei giovani medici: "Noi a rischio estinzione, poi chi vi curerà?"

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Chiedono maggiori diritti e tutele per i medici in formazione e di garantire la centralità della medicina sul territorio. Le loro istanze sono al centro della odierna protesta che coinvolge anche il Molise dopo che l'emergenza Covid ha messo a nudo le criticità del sistema sanitario nazionale, dovute alla carenza di personale


CAMPOBASSO. Il Coordinamento “Mobilitazione Giovani Medici del Molise” si è unito alla protesta in programma oggi in 20 piazze d’Italia, per chiedere di riformare il sistema medico nazionale. A causa del divieto di assembramenti, i professionisti hanno dato vita ad una mobilitazione sui social e sugli organi di stampa.

“Quello che non siamo più disposti ad accettare – dichiara in una nota il coordinamento nazionale – è il persistere, ormai da troppi anni, di una situazione malsana e contraddittoria: la carenza di medici specialisti nelle strutture ospedaliere e, contemporaneamente, il blocco del sistema formativo per i laureati in Medicina.

“Abbiamo visto come la carenza di personale sia un danno per tutta la popolazione: l’emergenza Covid-19 ha scoperchiato un vaso di Pandora che da anni veniva volutamente ignorato dalla politica. Oggi, di colpo, ci accorgiamo degli effetti di tutti i tagli alla sanità dell’ultimo decennio, pertanto, è necessario ora più che mai rivedere la programmazione del personale sanitario. L’equazione è semplice e immediata: se mancano i medici, l’intero sistema lavora in un continuo stato di precarietà, rischiando il collasso quando la richiesta di cure è superiore al normale.

I medici specialisti in ospedale – prosegue il coordinamento – sono pochi, eppure sono tantissimi quelli che restano fuori dalle sue porte, in attesa di proseguire il proprio percorso di formazione. Questi sono i cosiddetti “camici grigi”, medici neolaureati che sono rimasti esclusi dalle scuole di specializzazione e dal corso di medicina generale per carenza di posti. Negli anni, l’accumulo dei camici grigi ha progressivamente costituito e alimentato il cosiddetto “imbuto formativo”.
Quello che chiediamo è che questo “imbuto formativo” venga annullato, dando la possibilità a tutti i medici di accedere al percorso post-laurea e permettendo, di conseguenza, di rispondere concretamente alla richiesta di personale sanitario negli ospedali e sul territorio. Richiediamo inoltre una revisione della figura dello specializzando che ancora oggi viene visto come un semplice studente quando in realtà è un medico in formazione: è necessario una modifica del contratto che lo renda lavoratore a tutti gli effetti.

Assistiamo in questi giorni - continua il coordinamento - a una tempesta di numeri, spesso svianti, ma quello che è certo è che 4.200 posti in più nelle Scuole di Specializzazione non risolveranno il problema. C’è bisogno di una riforma che includa un rapporto 1:1, un ampliamento della rete formativa, una revisione delle condizioni contrattuali dello specializzando e una valorizzazione della medicina territoriale. La mobilitazione permanente che è nata si rivolge non solo ai tanti colleghi rimasti incastrati nell’imbuto formativo, ma alla popolazione intera, perché in ballo non c’è solo il nostro futuro, ma quello del servizio sanitario nazionale”.
Il simbolo della protesta è una X sulle mascherine e un numero, 29 come il giorno dell’atto di resistenza: in molte piazze sono stati lasciati simbolicamente un camice, una scatola di farmaci vuota, oggetti simbolo di una sanità abbandonata a se stessa. “Vogliamo essere i protagonisti del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Vogliamo – conclude il coordinamento - fare il nostro lavoro da specialisti e non da medici precari.”

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