La vera crisi sta per iniziare e in Italia brucerà 2 milioni di posti di lavoro entro fine anno

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Ecco la 'bomba sociale' effetto di una crisi che non ha precedenti e che vanifica tutti i sacrifici fatti a suon di incentivi negli ultimi anni.  La previsione, tenuta nascosta fino ad oggi, è dell'Istat che ha stimato contemporaneamente un calo dell'8,3% del Pil entro dicembre


CAMPOBASSO. Non è solo il calo vistoso del Prodotto Interno Lordo, stimato dall'istat a un -8,3%, a preoccupare ma c'è un dato ancor più allarmante, che ci si attendeva ma non in queste proporzioni. E' quello che riguarda il calo degli occupati entro la fine di quest'anno. Sempre l'Istat stima che in Italia ci saranno due milioni di disoccupati  in più entro dicembre e tra loro ancora 1,1 milione di persone senza lavoro a fine 2021. Questo vuol dire, come ha spiegato il presidente della fondazione Adapt Francesco Seghezzi al sito Fanpage.it, che "torneremo al numero di occupati inferiore a quello che avevamo dopo la crisi del 2008". Di fatto si tratta di una calo senza precedenti che brucia tutti gli sforzi fatti negli ultimi 12 anni.

A tutto questo il governo ha dato una prima risposta, che Seghezzi giudica anch'essa senza precedenti, vale a dire il blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto, data a partire dalla quale si è ipotizzato che l'economia dovrebbe tornare a crescere. Ma il presidente dell'Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali, è convinto che non andrà così. 

“Ci sono - spiega Seghezzi - attualmente 8,5 milioni di italiani in cassa integrazione, che hanno avuto un calo del reddito maggiore o uguale al 20%. 

Il calo della domanda è fisiologico. Chi lavora nella ristorazione, negli hotel, nel commercio al dettaglio se ne sta accorgendo già in questi giorni. Lo stesso vale per chi lavora nella manifattura e nei servizi, che oltre al calo della domanda interna si ritrova a dover fronteggiare anche il calo di quella estera: “E anche qui i dati sono pessimi – continua Seghezzi -, soprattutto quelli che arrivano dalla Germania, che è il nostro primo partner commerciale, che in questi mesi ha visto crollare la sua produzione industriale ”.

Dunque alla fine del blocco dei licenziamenti, "arriverà la botta”. Problema principale: chi paga 2 milioni o più di sussidi di disoccupazione? “Per ora - aggiunge - sul fronte della cassa integrazione c’è il fondo Sure europeo, che ha stanziato per l’Italia circa 20 miliardi e che possiamo utilizzare per pagare la futura cassa o per pagare i fondi stanziati a debito sulla cassa pregressa”. E la disoccupazione? Lì è più complicato – osserva il presidente Adapt  -. Se ti ritrovi 2 milioni di persone che chiedono la Naspi è dura, perché i soldi non ce li hai”. Sottotesto: fino a che la Bce continuerà a comprare il nostro debito, riusciremo a cavarcela. Dopo, chissà", conclude Seghezzi.

Nelf rattempo dallo scorso aprile sta emergendo una tendenza molto preoccupante: “Sono aumentati a dismisura gli inattivi, quelli che il lavoro non ce l’hanno e non lo cercano più. Sono un milione in più dall’inizio dell’anno, 700mila solo nell’ultimo mese.” Il rischio realistico è che si possa arrivare a fine a fino anno con 2 milioni di occupati in meno e 1 milione di inattivi in più; una vera  epropria 'bomba sociale' di fronte alla quale l'Italia non potrà reggere.

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