Marone assessore, Toma ai ‘dissidenti’: legittimo quello che dicono, ma decido io

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Sulle polemiche seguite alla nomina del quinto assessore esterno in quota Lega e sulle voci contro espresse nella maggioranza alla Regione. L'INTERVISTA


CAMPOBASSO. Michele Marone quinto assessore esterno in quota Lega, il governatore del Molise Donato Toma si dice soddisfatto del completamento del rimpasto di Giunta, con il quale ha in sostanza accolto la richiesta che gli è stata fatta da Matteo Salvini. A rimettere il Carroccio nell’esecutivo.

“Michele Marone è già al lavoro – le parole del presidente - è un professionista che conosco da tantissimi anni, al quale mi lega un'amicizia che ci consente di avere dialettiche serrate e cinque secondi dopo si tornare più amici di prima. Marone ha tanta voglia di fare e si aggiunge agli altri quattro assessori. Insieme formiamo una grande squadra con la quale possiamo lavorare per questa regione”. GUARDA LA VIDEOINTERVISTA

 

 

Quindi la replica ai 6 consiglieri dissidenti (Salvatore Micone, Gianluca Cefaratti, Mena Calenda, Aida Romagnuolo, Andrea Di Lucente e Armandino D’Egidio), che avevano chiesto di ‘congelare’ le posizioni e rinviare l’allargamento di Giunta all’autunno. Quando si ridiscuteranno gli equilibri e si riassegnerà anche la poltrona di presidente del Consiglio regionale. Minacciando in caso contrario di dar vita a un Polo civico, in grado di condizionare gli equilibri di Palazzo D’Aimmo.

“I consiglieri hanno tutto il diritto di dire quello che dicono – le parole di Toma – è normale che in politica e nelle maggioranze ci sia una forte dialettica, ma poi alla fine le decisioni le prende il presidente. Questo tanto più che se il presidente prende una decisione che ha un impatto negativo ne risponde personalmente, mentre quando ci sono i meriti io sono abituati a spalmarli su tutta la squadra”.

Questo nelle dichiarazioni ufficiali, fatte a margine della conferenza stampa convocata per presentare la mostra ‘Womhar’, allestita presso la Fondazione Molise Cultura, da oggi riaperta al pubblico, dopo tre mesi di lockdown. Nel ‘fuorionda’ Toma ha invece rilanciato quella che è una sua frase ricorrente, ovvero che non teme di lasciare l’incarico di governatore e tornare a fare il commercialista.

Un messaggio neanche tanto sublimale alle voci contro della maggioranza, che nell’ultima seduta di Consiglio, votando con l’opposizione, lo hanno fatto ‘cadere’ su alcune mozioni: se me ne vado io ce ne andiamo tutti. Rinunciando a poltrone e stipendi da consiglieri e amministratori. A quasi tre anni dalla fine della legislatura.

“Io ho molta pazienza e sono molto propenso all’ascolto. Qualcuno mi dice che mi sto preparando per la santificazione – come al solito Toma sfodera una battuta – ma in periodo di Covid più che alla santificazione ambisco alla sanificazione”.

Carmen Sepede

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