Cinghiali, la Corte Costituzionale autorizza gli agricoltori all’abbattimento: plauso di Coldiretti

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Il direttore regionale Aniello Ascolese commenta la sentenza: “Gli agricoltori chiedono di produrre per i cittadini non per la fauna selvatica”


CAMPOBASSO. Con recente sentenza la Corte Costituzionale autorizza gli agricoltori proprietari o conduttori dei fondi, muniti di regolare licenza di caccia, ad abbattere i cinghiali nei propri terreni. Un pronunciamento che nella sostanza era già stato “anticipato” dalla Regione Molise, la quale, dopo le ripetute e incessanti pressioni di Coldiretti Molise, ha approvato una modifica della Legge regionale sulla caccia.

Immediato il commento soddisfatto proprio di Coldiretti, il cui delegato confederale Giuseppe Spinelli commenta: “I tempi sono maturi. Adesso si passi dalle parole ai fatti”.
La nuova norma prevede, infatti, che “qualora la presenza sul territorio regionale di una specie faunistica venabile risulti eccessiva, la Giunta Regionale, ai fini della riduzione delle criticità arrecate, può con propri atti estendere il periodo del prelievo venatorio per l’intero arco temporale, inteso dall’inizio al termine dell’intera stagione venatoria” e che i piani di controllo della fauna selvatica “possono essere attuati tramite le guardie venatorie dipendenti delle Provincie e da altri soggetti purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio”.

“Ciò – afferma ancora Spinelli - va nella direzione di quello che Coldiretti Molise sta chiedendo ormai dallo scorso agosto, ovvero che gli imprenditori agricoli, muniti di regolare licenza di caccia, possano abbattere, nel corso di tutto l’anno, i cinghiali nel proprio fondo. Questo a tutela non solo del lavoro degli agricoltori ma anche dalla pubblica incolumità, dal momento che i cinghiali non si limitano più ‘solo’ a devastare e distruggere interi campi e raccolti, spesso aggredendo gli agricoltori a lavoro, ma entrano indisturbati nei centri abitati e provocano sempre più spesso incidenti stradali, anche mortali”.

“La recente sentenza della Corte Costituzionale – aggiunge - apre adesso le porte anche alla modifica della Legge nazionale 157/92 sulla Caccia, ormai divenuta inadeguata tanto per i cambiamenti ambientali e faunistici in atto da anni nell’intero Paese quanto per la tutela delle attività agricole e non ultima la sicurezza di tutti i cittadini”.

Sulla stessa scia le parole del direttore regionale Coldiretti Molise Aniello Ascolese: “A pagare il conto di questa annosa situazione – spiega - non possono continuare ad essere gli imprenditori agricoli che chiedono solo di esercitare il proprio legittimo diritto d’impresa, producendo per i cittadini e non per gli animali nocivi. A rischio, infatti, oltre all’equilibrio ambientale, è la stessa presenza degli agricoltori soprattutto nelle zone interne e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico”.

“Se contro gli evidenti cambiamenti climatici, così come contro la pandemia da coronavirus e non da ultimo nei confronti delle oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine, che risentono delle grandi tensioni internazionali, sia le Istituzioni che il mondo agricolo possono ben poco, almeno nell’immediato - ribadisce Ascolese - su questo fronte possiamo e dobbiamo fare da subito di più. Lo dobbiamo ai nostri agricoltori - conclude - che non ne possono più delle continue scorribande di cinghiali che vanificano il lavoro di un anno e alle prese già con tante altre emergenze che rischiano di pesare oltremodo sui loro bilanci aziendali”.

 

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