Covid, cassa integrazione ferma ad aprile. Cgil: senza visione il Molise non riparte

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L’appello del segretario Franco Spina a sbloccare i pagamenti e ad avviare una fase di programmazione, anche in vista dell’arrivo delle risorse comunitarie


CAMPOBASSO. “Dopo mesi di annunci e proclami, ancora oggi ci troviamo tristemente a constatare che ci sono lavoratori che non percepiscono le spettanze inerenti il blocco involontario del lavoro per l’emergenza sanitaria. Eppure non passa giorno che non sentiamo parlare di ingenti risorse destinate ad affrontare quella che è senza dubbio, la più grave crisi sanitaria, economica e sociale dell’ultimo ventennio”. E’ quello che ha denunciato il segretario regionale della Cgil Abruzzo e Molise Franco Spina, che poi punta il dito sulla situazione che sta vivendo il settore dell’artigianato.

“Una situazione – ha spiegato il sindacalista - che diventa grottesca quando si prende atto che, pur in presenza di risorse stanziate e annunciate dal Governo, non si riesce a dare continuità nell’erogazione delle stesse verso i lavoratori. I ritardi dei trasferimenti già stanziati, da quelli statali al Fondo Fsba (Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato), sono inaccettabili e incomprensibili. Solo per dare un’idea della platea di imprese e lavoratori interessati, è bene ricordare che in Italia sono state presentate ben 211.085 domande, per un totale di 793.794 lavoratori coinvolti”.

“Solo qualche giorno fa, dopo innumerevoli solleciti, sono state accreditate ulteriori risorse, che consentiranno agli enti territoriali di provvedere a completare le mensilità di aprile – ha aggiunto Spina - Invece, ancora nulla è dato sapere per le mensilità da maggio ad oggi. È evidente che senza una strategia nazionale e regionale, oggi agganciata al sostegno e in prospettiva volta al rilancio, molte imprese in crisi non saranno più in grado di affrontare la ripartenza. In particolar modo nelle regioni del Sud. Nel Molise, ad oggi, sono 772 le domande di sostegno al reddito presentate, che coinvolgono 2.058 lavoratori del settore artigiano. Anche in questo caso, i pagamenti si fermano ad aprile, senza conoscere le tempistiche riguardanti i mesi successivi”.

Numeri a cui si aggiungono quelli derivanti dagli ammortizzatori sociali ordinari e in deroga presenti per gli altri settori e che vivono parimenti una situazione difficile, sempre legata al ritardo abnorme nei pagamenti.

“In Molise – ha precisato il segretario della Cigl – al al 30 giugno avevamo una situazione ancora deficitaria sulla cassa integrazione ordinaria, poiché a fronte di 3.208 domande avanzate di cui 2.629 autorizzate, solo 2.624 risultavano essere state pagate. Mentre molto più preoccupante è il dato sulla cassa integrazione in deroga, ovvero quella di competenza regionale. Sempre al 30 giugno, a fronte di circa 6mila domande presentate alla Regione, ne sono state inviate all’Inps 2.952, di cui decretate 2.872 e liquidate appena 2.046. Un ritardo inspiegabile”.

“Se pensiamo di agganciare una nuova fase con la stessa metodologia e lentezza vissuta sino ad oggi con le procedure emergenziali, il Molise rischia di non ripartire più. Dovrebbero altresì far riflettere i dati che parlano di spopolamento costante della regione; ogni anno vanno via da questa terra circa 2-3 mila persone, l’equivalente di un medio-piccolo comune”.

Da qui la richiesta di una chiara azione di programmazione, fatta dalla Cgil, sia a livello nazionale che regionale. “Troppi sono i ritardi e le dimenticanze – ha rimarcato ancora Spina - a partire dal decreto-legge del 5 marzo 2020 con il quale il Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia, ha rifinanziato le aree di crisi complesse lasciando fuori il Molise, che non rientra tra i beneficiari quasi come se non ci fossero Allo stesso modo, manca un vero confronto sulla riprogrammazione dei fondi europei residui e l’avvio della discussione sulla nuova programmazione 2021-2027. Il rischio di perdere risorse o di doverle riprogrammare senza una logica costruttiva, è elevato. Un lusso che il Molise non può permettersi”.

“L’emergenza Covid ha dato finalmente vita ad un intervento europeo senza precedenti in termini di provvedimenti e risorse destinate ai vari Paesi. Come noto, l’Italia ha una quota importante da programmare e spendere. Noi, come Cgil, riteniamo che sia necessario una programmazione territoriale capace di individuare le priorità infrastrutturali e di filiera con lo scopo di riprogrammare le risorse europee, concertarle con quelle che saremo in grado di definire a livello nazionale , dando in tal senso un modello chiaro e univoco di sviluppo territoriale. Il futuro del lavoro – ha concluso Spina - a partire da quello artigianale, dipende dalla nostra capacità di condividere un unico obiettivo”.

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