Isernia: chiusi musei, biblioteche e centri di ricerca. Il Pd: riaprire subito il Presidio turistico e culturale della Provincia

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La denuncia: territorio ulteriormente impoverito. La città candidata a capitale della cultura ma la Regione, per poche migliaia di euro, chiude cinque strutture fondamentali nel silenzio assordante dell’amministrazione comunale


ISERNIA. Battenti inesorabilmente chiusi per le cinque strutture turistico-culturali della Provincia d’Isernia. Nonostante il periodo di piena estate, che avrebbe potuto portare turisti e visitatori in particolare presso il Musec, il Museo dei Costumi del Molise, autentico gioiellino di Isernia, con la sua ricca collezione di abiti popolari, elementi di abbigliamento e oreficeria,è inaccessibile. 'Merito' della scadenza del protocollo d’intesa tra Regione e Provincia – necessario dopo la riforma Delrio che ha ‘spogliato’ le Province delle competenze in materia di cultura. Risultato: stagione saltata e vanificato lavoro fatto negli anni dal Presidio turistico della Provincia, le cui attività di promozione e divulgazione del territorio non si sono interrotte neppure durante il lockdown. La serrata delle cinque articolazioni turistico-culturali - Presidio Turistico, Museo dei Costumi del Molise, Biblioteca provinciale ‘Mommsen’, Centro Europeo di Ricerche Preistoriche e Osservatorio Astronomico di San Pietro Avellana – provoca così una dura presa di posizione del Partito Democratico, che con il circolo cittadino e la federazione di Isernia stigmatizza duramente l’accaduto, additandone i precisi responsabili.

pd isernia“Un’amministrazione regionale che vuole fare del turismo e della cultura i suoi cavalli di battaglia – si legge nella nota del Pd - decide di chiudere, per poche migliaia di euro, cinque strutture di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’intero settore ricettivo; e un’amministrazione comunale, quella di Isernia, che ha candidato la città a Capitale Italiana della Cultura, resta in silenzio dinanzi a una scelta che rischia, ancora una volta, di impoverire un territorio che ha già subito troppi e ingiustificabili tagli e ridimensionamenti. Poniamo all’attenzione dell’opinione pubblica un fatto che in questi ultimi mesi si è tentato di far passare in sordina ma che rischia di compromettere decenni di lavoro nell’ambito della promozione turistica della provincia di Isernia. Lo scorso 3 giugno, il presidente della Regione Molise comunica al presidente della Provincia di Isernia il mancato rinnovo del protocollo d’intesa che ha consentito finora l’apertura del Presidio Turistico, del Museo dei Costumi del Molise, della Biblioteca Provinciale, del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche e dell’Osservatorio astronomico di San Pietro Avellana. Dopo la ridefinizione delle funzioni attribuite alle Province dal 2017 l’ente di via Berta ha potuto continuare a garantire il funzionamento di tali strutture solo grazie alla collaborazione con la Regione. A partire da quest’anno, però, il presidente della Regione, senza un’adeguata motivazione, ha deciso di non rinnovare il Protocollo, mettendo di fatto le strutture nell’impossibilità di continuare a funzionare”.

“Eppure – continuano i Dem - la spesa per mantenere in vita le cinque strutture è davvero irrisoria nell’ambito di un bilancio regionale. Nel 2018, infatti, il Protocollo prevedeva uno stanziamento di 100mila euro, diventati solo 65mila euro nel 2019. Il mancato rinnovo del protocollo, inoltre, ha conseguenze concrete anche sul piano occupazionale. Per la gestione delle strutture ci si è dovuti avvalere di personale esterno, in particolare di tre operatori, contrattualizzati con l’Astpi, una ex società partecipata della Provincia, ora finiti in cassa integrazione, mentre il personale regionale è stato trasferito a Campobasso, presso il Servizio turismo e cultura. Il paradosso di questa assurda decisione è che la responsabile del Presidio Turistico e Culturale, Emilia Vitullo, aveva redatto un progetto dal titolo «Viaggi nella cultura», che ha ottenuto un finanziamento regionale di 2 milioni di euro, nell’ambito del Patto per il Molise. Da ciò si evince la lungimiranza e l’acume politico di chi, dapprima finanzia un progetto e, successivamente, decide di chiudere la struttura che avrebbe dovuto attuarlo. Che ne sarà ora dell’iniziativa? Chi fine faranno i 2 milioni di euro?”, si chiedono dal Partito Democratico.

“Le conseguenze di questa scellerata decisione sono sotto gli occhi di tutti – è l’affondo del Pd - L’improvvisa chiusura delle strutture contribuirà al progressivo e ulteriore impoverimento del tessuto sociale, economico e culturale della città e del territorio provinciale. Il mancato rinnovo del protocollo vanifica anni di lavoro svolto dal Presidio Turistico, in particolare nel veicolare presso i tour operator e le agenzie l’offerta turistica molisana, e obbliga alla disdetta delle tante prenotazioni di turisti al Musec, promosso intensamente anche durante il lockdown mediante svariate iniziative. Il mancato rinnovo del protocollo segna un ulteriore impoverimento del sistema turistico dell’Alto Molise con la chiusura dell’Osservatorio astronomico e dà un brusco stop alla programmazione delle attività culturali del Cerp, Centro Europeo di Ricerche Preistoriche, istituzione scientifica cui aderiscono enti e istituzioni al fine di supportare le attività del sito archeologico La Pineta di Isernia. Altresì, si sottrae alla Biblioteca provinciale non soltanto una funzione culturale che le è propria, ma la possibilità di sopperire alle accresciute esigenze di spazi destinati allo studio”.

“Chiediamo – concludono dal Pd - che la Giunta regionale, responsabile di tale disastro, torni immediatamente sui suoi passi, rinnovando il protocollo, così come richiesto dal presidente e dal Consiglio provinciale di via Berta. Inoltre, crediamo sia quantomeno doveroso da parte del sindaco di Isernia e della sua giunta, corresponsabili in quanto rimasti in silenzio dinanzi allo smantellamento delle strutture turistiche della città, una presa di posizione forte contro un provvedimento che rischia di gettare una città e un territorio in una condizione di povertà economica e culturale dalla quale sarà difficilissimo rialzarsi. Chiediamo, infine, un intervento del Consiglio regionale affinché venga ridata dignità a un’intera provincia che sta pagando a caro prezzo queste scelte sbagliate e disastrose”.

 

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