Coronavirus, cambia la geografia: in Molise i contagi salgono del 43%

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Da agosto, nel mezzogiorno, si registra una costante crescita dei casi: in regione si è passati da 471 a 675



CAMPOBASSO/ISERNIA. E’ cambiata, dallo scorso mese di agosto la geografia del Covid-19, visto che al Sud i contagi si sono più che raddoppianti. Anche in Molise si assiste a un aumento costante dei casi: l’incremento negli ultimi due mesi è stato infatti del 43%.  Si è passati da 471 contagiati complessivi al 31 luglio a 675 del 4 ottobre, incremento di 204 unità.  

Sono i numeri elaborati dall’ufficio comunicazione dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia. La vera novità della pandemia è il ribaltamento geografico: nelle sette regioni del Mezzogiorno, dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali. Cioè in appena due mesi si è finiti dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509). La Lombardia, nello stesso periodo, è scesa dal 39 al 33,2%: dai 96.219 contagi al 31 luglio è arrivata ai 108.065 del 4 ottobre, con 11.846 casi in più.

Il quadro preoccupante è soprattutto al Sud. Il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234).

“Il Covid ha ripreso la sua corsa, i numeri dei contagiati sono in crescita da nove settimane – spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato e autore di un libro sul coronavirus di prossima uscita, scritto con Giampiero Castellotti -. La novità più evidente di questa fase è il rovesciamento geografico: se prima dell’estate quasi la metà dei casi apparteneva alla Lombardia e l’infezione era concentrata nel Settentrione, oggi preoccupa l’evoluzione nel Mezzogiorno, dove, tra l’altro, la condizione ospedaliera non è paragonabile con quella lombarda o veneta. L’attendismo è deleterio: occorre subito mettere in campo proposte, viste le previsioni non allettanti”.

Mamone punta l’attenzione, in particolare, sui numeri crescenti che arrivano dalle scuole. Il presidente dell’Unsic, ricordando poi che un nuovo lockdown sarebbe funesto per l’economia e richiamando il difficile equilibrio tra salvaguardia della salute pubblica e tutela economica, propone interventi per rafforzare la digitalizzazione, specie nel Mezzogiorno. E il conseguente contenimento di spostamenti e contatti diretti.

“Anziché investire nei banchetti, sarebbe più utile migliorare e incrementare la didattica a distanza, almeno nelle scuole superiori, per ridurre trasbordi sui mezzi pubblici e assembramenti. Si garantirebbe così la continuità scolastica, lasciando eventualmente in presenza a scuola le interrogazioni per evitare copiature agevolate dal digitale. Certo, la presenza è importante, ma il problema è che stiamo vivendo una fase emergenziale e non la normalità: arrivare al punto di dover chiudere anche piccole aree equivarrebbe a nuovi ingenti danni economici – conclude Mamone-. Preservare maggiormente studenti, professori e personale ausiliario – circa dieci milioni di persone in totale – tutelerebbe maggiormente genitori e nonni a causa dei possibili contagi familiari, prima modalità d’infezione”.

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