Isernia, è caos tamponi: genitori protestano per i ritardi. Toma: disguido tecnico, porremo rimedio

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Famiglie chiedono l’intervento della prefettura. Il governatore: “Chiedo comprensione, abbiamo comunque quadruplicato il numero dei test”


ISERNIA. Caos e ritardi nella consegna dei risultati dei tamponi sugli alunni delle scuole di Isernia, con alcuni genitori in protesta, stamani, dinanzi alla prefettura di via Kennedy. Famiglie con figli che frequentano le scuole San Giovanni Bosco e l’Andrea d’Isernia, chiuse per numerosi casi di Covid-19 tra studenti, personale docente e Ata fino a lunedì 19 ottobre compreso, hanno chiesto un incontro urgente al prefetto per evidenziare le lacune di un sistema che non darebbe alcuna garanzia in termini di tempistica. E dalla prefettura il caso, è stato assicurato, verrà portato all’attenzione del governatore Toma, che isNews ha contattato sulla questione.

“Un problema tecnico che si è verificato per la prima volta, da quel che mi risulta – spiega il presidente della Regione – e che può accadere quando si processano tanti tamponi. Chiedo più comprensione e pazienza alle famiglie verso chi lavora dalla mattina alla sera per la salute dei cittadini. Siamo in emergenza da febbraio, c’è poco da aggiungere. Capisco le rimostranze, ma se c’è stato un disguido e stiamo ponendo rimedio, già stamani buona parte dei tamponi sono stati rifatti. Abbiamo quadruplicato il numero di test giornalieri e purtroppo le risorse sono poche”. Altri, invece, alle 13.50 di oggi, ancora non sono stati ricontattati e non sanno nulla.

Ma cosa è accaduto? Molti genitori che si erano recati a Venafro, martedì 13 ottobre, facendo la fila per il tampone molecolare Asrem, a 4 giorni di distanza non hanno ancora ricevuto il responso. Ma, quel che è peggio, alcuni di essi sono stati richiamati dall’Asrem tra ieri e oggi per rifare i test nasofaringei ai figli, in quanto ci sarebbe stato un problema di trasporto del materiale campionato tra l’ospedale Santissimo Rosario e il laboratorio di microbiologia del Cardarelli di Campobasso, dove vengono processati i tamponi. Un disguido tecnico dunque, che non avrebbe reso possibile processare i tamponi, costringendo a far ripetere i test su un certo numero di persone.

In altre parole: minori a casa da 4 giorni con le scuole chiuse in attesa di capire se positivi o meno al Covid-19, con i genitori che, non avendo avuto disposizioni diverse dall’Asrem, hanno comunque dovuto continuare a lavorare, spostarsi, fare spesa, per poi sapere che quel tampone va anche ripetuto. Spostandosi tra Isernia e Venafro, facendo nuove file e dovendo consequenzialmente attendere altro tempo per ricevere l’esito.

“Questo significa dare un notevole vantaggio al virus – dichiara un papà al telefono con la nostra redazione – Mia moglie non è andata al lavoro in questi giorni perché è stata più a stretto contatto con mio figlio, che ha avuto a sua volta contatti con un amichetto positivo. Se il bambino è negativo, mia moglie ha perso varie giornate di lavoro. Se è positivo, ancora peggio: avremmo dovuto sottoporci a tampone anche noi e non siamo stati messi in condizione di farlo, da 4 giorni a questa parte”. Ancor più amaro lo sfogo di una mamma: “Ci stanno praticamente costringendo a rivolgerci ai laboratori privati che effettuano test sierologici rapidi o altro, a pagamento e in tempi certi. Questo – dichiara a isNews - non è tollerabile, l’Asrem deve smetterla di fare annunci sull’aumento dei tamponi fatti se poi non è in grado di processarli per tempo”.

 

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