Sata Sud verso lo smantellamento, gli operai proclamano lo stato di agitazione

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Pozzilli/ L’azienda metalmeccanica piemontese sarebbe pronta ad abbandonare il Molise. I 52 lavoratori a rischio lanciano l’appello alla Regione affinché, grazie anche al prossimo ritorno nell’Obiettivo Uno, renda appetibile investire sul territorio


POZZILLI. Stato di agitazione nello stabilimento metalmeccanico Sata Sud, che produce collettori e volani per automobili.
A proclamarlo gli operai stamane, a seguito di un’assemblea straordinaria nel corso della quale si è discusso dello stato in cui versa l’azienda.
Secondo quanto riferiscono alcuni lavoratori, la fabbrica, situata nel Nucleo industriale di Pozzilli, sarebbe oggetto di un progressivo smantellamento. Un percorso già iniziato nel 2018 con il licenziamento di 7 persone - assistite dall'avvocato del Foro di Isernia Carlo Izzi e poi reintegrate su disposizione del giudice del lavoro, con relativo pagamento di 12 mensilità pregresse, da poco sbloccate - ma mai rientrate nelle loro effettive funzioni, e proseguito fino ad oggi, con la società che lamenterebbe la carenza di commesse.

In questo momento – si apprende infatti dagli operai – ci sarebbe un esubero di 20 unità, pertanto a marzo è prevista l’apertura di una nuova procedura di licenziamenti. Il rischio è che entro la fine del prossimo anno, il 2021, l’azienda chiuda definitivamente i battenti, lasciando a casa tutti e i 52 lavoratori.

La speranza di questi ultimi, che denunciano come la situazione stia “passando in sordina nel silenzio generale della politica”, risiede nelle possibilità che potrebbero aprirsi con il prossimo ritorno del Molise nell’Obiettivo Uno, quindi negli eventuali sgravi o incentivi che verranno concessi alle aziende. Pertanto, si chiede alla Regione di intervenire per rendere attrattivo il territorio e convincere di conseguenza la proprietà a restare e investire. In fondo fu proprio grazie all’Obiettivo Uno che la proprietà piemontese, riconducibile a Michele Cinotto, decise di investire nel Nucleo di Pozzilli a metà degli anni ’90. Una decisione che nel tempo ha portato i suoi frutti, per un’azienda cresciuta al punto che, nei primi mesi del 2020, in Piemonte ha acquisito altri due stabilimenti.

Dunque, non si tratterebbe di una realtà in profonda crisi. Gli operai intravedono un margine di trattativa, ma certamente va aperto un tavolo di confronto. E la proclamazione dello stato di agitazione è il primo segnale di allarme lanciato.

 

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