Legge Severino e divieto di candidarsi, la Corte europea respinge il ricorso di Miniscalco

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Nel 2013 la corsa per le Regionali era stata stoppata dopo una condanna definitiva per abuso d’ufficio


CAMPOBASSO. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato inammissibile il ricorso di Marcello Miniscalco contro il divieto di candidarsi alle elezioni regionali del 2013 in Molise, dopo una condanna definitiva per abuso d'ufficio, per effetto della legge Severino. Il pronunciamento a otto anni dalla tornata elettorale.

Miniscalco aveva invocato l'articolo 7 ('nessuna pena senza legge') della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e l'articolo 3 del Protocollo n. 1 (diritto alle libere elezioni) della Convenzione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di cui all'articolo 7, ritenendo che il divieto di candidarsi alle elezioni regionali non possa essere equiparato a una sanzione penale. La Corte ha poi ritenuto, all'unanimità, che non vi era stata violazione dell'articolo 3 del Protocollo n. 1, ritenendo che il divieto di candidarsi alle elezioni regionali non fosse sproporzionato rispetto allo scopo legittimo perseguito dalle autorità italiane.

La Corte ritiene in particolare che l'applicazione del divieto di candidarsi alle elezioni regionali "sia coerente con la finalità dichiarata dal legislatore, ossia quella di escludere dalle procedure elettorali i soggetti condannate per reati gravi e quindi tutelare l'integrità del processo democratico".

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