Agricoltori messi in ginocchio dall'emergenza cinghiali: nuovo appello al Governo

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L'intervento di Acli-Terra Molise alla luce della recente bocciatura della legge regionale da parte della Corte Costituzionale


CAMPOBASSO. Emergenza cinghiali: c'è poco da gioire per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale del Molise che prevedeva la possibilità di allungare i tempi per il prelievo venatorio.

A sottolinearlo è Acli-Terra Molise. “Ormai, l’argomento principe per sparare nel mucchio, se non in un'unica direzione - dice il presidente di AcliTerra Molise Nestore Mogavero - ma tutto per demagogia e sciacallaggio politico che sposta la problematica a valle nei territori e non a monte al Governo. A valle abbiamo la caccia di selezione ed il sele-controllo, anche se non bastano, facciamoli funzionare con tutte le regole previste e senza sotterfugi per farli fallire.

La problematica cinghiali è una sciagura nazionale e come tale va affrontata. Gli interventi locali sono palliativi e servono solo a mitigare il problema, ma non a risolverlo. Solo un intervento fermo di modifica della legge 157 del 1992 da parte del Governo, dei Ministeri dell’Ambiente e dell’agricoltura con il momento legislativo del Parlamento, può determinare la soluzione, altrimenti si parla alla luna. Senza una modifica della legge nazionale, ormai inadeguata rispetto ai tempi e al problema, rimasta inalterata dal 1992, tutte le norme attuate sul territorio sono in contrasto e quindi soggette alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale.

Gli imprenditori agricoli vogliono realizzare reddito con il loro lavoro e non attendere assistenza . A questo punto – conclude - se si ha realmente contezza del dramma che vivono gli agricoltori e le popolazioni di interi territori della regione Molise, tutti devono fare la loro parte, ad ogni livello ed in ogni contesto, senza proclami e fughe in avanti, ma con un unico obiettivo: la fine di questi disastri”.

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