Migranti in arrivo, Pallante: faremo la nostra parte, ma cautela

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L’assessore regionale: l’emergenza sanitaria non consente passi falsi. Numeri ancora sconosciuti, situazione in evoluzione


CAMPOBASSO. “Riserva e cautela” da parte della Regione in merito al probabile arrivo, nei prossimi giorni, di nuovi migranti in territorio molisano. Due giorni fa la riunione ad hoc in prefettura a Campobasso, in presenza tra gli altri del prefetto di Isernia Gabriella Faramondi, dell’assessore Quintino Pallante in rappresentanza del massimo ente regionale, dell’assessore Pina Panichella per il Comune di Campobasso, del sindaco di Isernia Giacomo d’Apollonio e dei due questori dei capoluoghi.

Con l’approssimarsi della stagione estiva torna dunque al centro dell’agenda il tema degli sbarchi. Tema sicuramente spinoso perché si intreccia strettamente con la situazione sanitaria: il Molise è da tre settimane zona bianca e, secondo la mappa dei contagi stilata da Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, è anche zona verde, ovvero a 14 giorni l'incidenza è inferiore a 25 casi ogni 100mila abitanti e il tasso di positività al test è inferiore al 4 per cento.

Insomma, le prospettive turistiche sono molto appetibili per un territorio che già l’anno scorso, in estate, ha vissuto un grande afflusso di visitatori da fuori regione per le sue peculiarità di luogo incontaminato e Covid free. Caratteristiche che, tuttavia, rischiano di mal conciliarsi con le politiche migratorie di accoglienza, come spiega l’assessore Pallante. Politiche che, negli anni, si sono dimostrate poco efficaci nella gestione dei flussi, a causa di norme poco funzionali.

Pallante, al riguardo, usa una metafora efficace: “Se per strada troviamo una persona dobbiamo soccorrerla, anche per ragioni cristiane. Ma se questa persona si è ferita per l’alta velocità, quell’eccesso va regolato a monte, con norme del Codice della strada. E se quelle norme si rivelano insufficienti bisogna essere pronti a modificarle. Parlo a titolo personale, ma non credo di essere lontano dalla linea del presidente Toma: le politiche migratorie vanno riviste, finora si sono dimostrate inadeguate al problema”. Anche perché le persone in arrivo sono spesso senza tampone Covid e devono quindi essere messe in quarantena, con tutte le difficoltà a controllare che non si allontanino senza una meta conosciuta. Altri migranti, invece, un tampone possono averlo fatto: ma la documentazione in loro possesso resta tutta da verificare. E in periodo di varianti, il rischio di fare errori non può permetterselo nessuno.

Tra l’altro, il 24 e 25 giugno ci sarà un vertice Ue dedicato a questo tema, in cui il premier italiano Mario Draghi dovrà avviare un negoziato non facile sulle ricollocazioni dei migranti in arrivo sulle nostre coste: “Nonostante – scrive il Sole 24 Ore - gli oltre 18mila sbarchi in Italia nei primi mesi del 2021 e i centri di accoglienza ormai vicini al collasso con 77mila migranti, l'Italia non rientra ancora tra i primi cinque Paesi Ue per numero più alto di migranti accolti, che farebbe quindi scattare una relocation quasi automatica nel resto d'Europa. L'obiettivo è ridefinire l'accordo di Malta del 2019 ma creando un meccanismo quasi automatico di redistribuzione dei migranti salvati in Italia almeno tra un numero di paesi ‘volenterosi’: oltre all'Italia, Francia, Germania, Spagna, Malta, Romania”. Draghi, insomma, mira a ottenere una risposta comune alla sfida delle migrazioni, bilanciando i principi di umanità, solidarietà e responsabilità condivisa. Inoltre, nella prima bozza del piano che sarà preso in esame dal Consiglio europeo non si fa cenno ai ricollocamenti, ma si parla di un'accelerazione degli accordi con i Paesi terzi, come la Tunisia, il Marocco o la Libia, per limitare le partenze.

Ma per il Molise di che numeri parliamo? Da quanto appreso non è stato fatto alcun riferimento alla quantità di persone che la regione dovrebbe prepararsi eventualmente ad accogliere, essendo la situazione in costante evoluzione. In ogni caso, il prefetto di Campobasso Francesco Antonio Cappetta ha chiesto – e ottenuto, in linea di massima – il sì delle altre istituzioni a collaborare di fronte alla concreta possibilità di redistribuzione degli arrivi. Ma il punto è: quali sono le oggettive disponibilità regionali, nelle due province? L’ultima rilevazione di posti disponibili nelle strutture di accoglienza privata pare risalga a due anni fa, quindi in epoca pre-Covid. Quei numeri possono essere ancora gli stessi o vanno rivisti? Di qui “riserva e cautela” espresse in sede istituzionale da Pallante, pur nel massimo rispetto dei ruoli di ciascuno.

Pba

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