Ricorso al Comune contro i dimissionari, domani la pronuncia del Tar

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[caption id="attachment_7487" align="alignleft" width="183"] La sede del Comune di Isernia[/caption]

Si discuterà domani presso il Tribunale Amministrativo regionale del Molise il ricorso presentato contro le dimissioni dei 17 consiglieri del centrodestra al Comune di Isernia. Atto quest’ultimo che ha determinato lo scioglimento del Consiglio comunale e il successivo commissariamento dell’ente di Palazzo San Francesco. Il ricorso, di cui il primo firmatario è il consigliere Giovancarmine Mancini (eletto nelle file della lista civica 'La Farfalla' per Mauro sindaco) e che è stato sottoscritto da alcuni ex consiglieri del centrosinistra insieme ad alcuni cittadini elettori, mira, sostanzialmente a dimostrare che gli eletti del centrodestra non avrebbero potuto dimettersi dalla carica prima della convalida, con il conseguente esame delle eventuali condizioni di ineleggibilità, che sarebbe dovuta avvenire nel corso del primo Consiglio comunale. Cosa questa che non è avvenuta. Infatti, lo scorso 11 giugno il sindaco Ugo De Vivo aveva convocato nel primo pomeriggio il Consiglio comunale. Tuttavia, durante la mattina dello stesso giorno, 17 consiglieri del centrodestra hanno fatto pervenire al Protocollo dell’ente le proprie dimissioni. A quel punto, durante l’assise del pomeriggio, i dimissionari hanno deciso di non presentarsi in aula. Dopo l’appello, la seduta è stata sciolta per mancanza del numero legale. Successivamente il Municipio è stato commissariato. I ricorrenti, in sostanza, chiedono quindi di annullare la decisione con cui è stato sciolto il Consiglio e commissariato l’ente. D'altra parte i consiglieri del centrodestra che si sono dimessi, mediante i loro legali, faranno leva, invece, sul fatto che essenzialmente le dimissioni avvenute anche prima della convalida degli eletti possono determinare lo stesso lo scioglimento dell’assise. E tutto ciò perché le dimissioni medesime sono avvenute dopo la proclamazione che, a loro giudizio, è l’atto effettivo con cui l’eletto assume la carica di consigliere e che, dunque, legittimerebbe anche le successive dimissioni. Non essendoci precedenti di questo genere per un Comune capoluogo, il caso di Isernia, qualunque sia la pronuncia del Tar, è sicuramente destinato a far discutere. Ma oltre che a livello giurisprudenziale, la sentenza di domani è importante anche sotto il profilo politico. In caso di vittoria dei ricorrenti, alla guida del Comune di Isernia ritornerebbe, infatti, l’amministrazione guidata da Ugo De Vivo. Se, invece, il ricorso dovesse essere bocciato, si procederà con il commissariamento fino alla prima data utile per le elezioni che, come noto, verranno accorpate alle Politiche. E, dunque, presumibilmente a marzo-aprile del prossimo anno. A quel punto, di fatto, si aprirebbe immediatamente la campagna elettorale. E sia il centrosinistra che il centrodestra avrebbero tempi ristretti per trovare il candidato sindaco e costruire le alleanze. Il centrosinistra punta con decisione su Ugo De Vivo. Non è ancora chiaro, però, se l’avvocato isernino accetterà di nuovo di scendere in campo. Se De Vivo rifiuterà è però pronto un piano B, che secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, potrebbe vedere Luigi Brasiello in pole position. Nel centrodestra, invece, la situazione è al momento molto complessa: non c’è un candidato sindaco e non si sa nemmeno che cosa ne sarà del principale partito della coalizione, ossia, il Pdl, che Berlusconi vuole rifondare totalmente. I vertici della coalizione vogliono ricompattare tutte le anime che compongono il centrodestra. E, per questo, non si esclude che il candidato sindaco in grado di mettere tutti d’accordo possa essere scelto pescando dalla cosiddetta società civile, ossia, esternamente ai partiti.

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