Uliveti abbandonati a rischio incendi: è allarme in Molise

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L'intervento e l'appello del vice presidente dell'associazione nazionale Città dell’Olio Malorni alla luce del dramma che si sta consumando in queste ore in Sardegna


TERMOLI. Gli incendi che in queste ore stanno flagellando la Sardegna hanno riacceso anche in Molise i riflettori sulle criticità legate all'abbandono dei terreni e, in particolare, degli uliveti. A evidenziarlo è Nicola Malorni, vice presidente dell'associazione nazionale Città dell'Olio.

“Le tristi notizie di queste ultime ore con le immagini degli ulivi sardi bruciati, come il centenario di Cabras e il patriarca millenario di Cuglieri – scrive in una nota - ci ricordano la storia di Fausto, l’olivo molisano del 1921 colpito, non dalla mano dell’uomo, ma dalla forza distruttiva di un fulmine, miracolosamente scampato ad un incendio che lo avrebbe potuto trasformare in cenere in poche ore ed oggi al centro di attività sociali di recupero che hanno segnato in Italia l’avvio del primo progetto nazionale di Olivicoltura sociale.

Le immagini che arrivano dalla Sardegna sono un grido di aiuto dei patriarchi arborei, testimoni della nostra cultura millenaria, verso i nostri territori abbandonati, esposti continuamente al rischio di incendi, soprattutto nella stagione estiva, poiché, al di là delle responsabilità umane dolose (ipotizzate negli ultimi fatti di cronaca che riguardano la regione Sardegna), ci rimandano alla nostra responsabilità individuale e comunitaria di 'custodi dei territori'. Solo qualche giorno fa con l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio e il Lab Center for Generative Communication, diretto dal professor Luca Toschi dell’Università di Firenze, abbiamo avviato un progetto ambizioso, 'L’olivo gentile. Lo splendore ignorato delle ulivete' per la promozione dell’olivicoltura sociale, uno strumento che consideriamo importantissimo per il recupero degli uliveti abbandonati e il contrasto di eventi distruttivi come gli incendi. Il dramma vissuto in Sardegna, di cui non posso sottovalutare la sincronicitá, aggiunge ulteriore valore a questo progetto e ad una programmazione territoriale necessaria di interventi di prevenzione.

Fausto è addolorato e chiede a gran voce che si intervenga al più presto con azioni sistemiche e diffuse, con azioni di prevenzione primaria e secondaria, affinché venga evitato che migliaia di anni di cultura, di narrazioni e biografie di uomini e alberi, animali e anime dei luoghi, vengano spazzate via in poche ore. Anche in Molise la piaga dei terreni abbandonati è un grosso fattore di rischio, non solo per le colture tramandate dai nostri progenitori, ma anche per i millenni di storia delle nostre comunità. Invito – conclude - gli enti pubblici preposti, i Comuni molisani, le associazioni e i proprietari terrieri a farsi custodi del nostro territorio collaborando con le nostre Città dell’Olio perché Fausto, l’uliveto fortunato di Guardialfiera, nostro simbolo del recupero degli uliveti abbandonati e dell’Olivicoltura sociale in Italia, possa insieme ai meravigliosi territori ulivetati del nostro Paese, continuare ad essere simbolo vivo di amore per la vita”.

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