Molise, turismo ok mentre i paesi muoiono: il caso Chiauci

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Fra tre settimane si sarebbero dovute tenere le elezioni. Ma alla scadenza dei termini non si è presentato nessuno. Arriverà quindi il commissario. Il sindaco uscente Di Lonardo: “Siamo senza aiuti e sono rimasto solo, ho tagliato l’erba del verde pubblico, pulito il cimitero, soccorso i cittadini e fatto l’operaio. Ora dico basta”.

di Maurizio Cavaliere

CHIAUCI. Nel Molise del ‘piccolo è bello’ dove molti inneggiano ai borghi, all’aria pulita e alla dimensione umana e sostenibile del territorio c’è il rischio di perdere di vista la vera questione: lo spopolamento e la lenta agonia dei paesini.

A fare da contraltare ai dati finalmente incoraggianti del turismo in entrata c’è il dramma che spesso coinvolge gli stessi borghi interessati dai flussi turistici. E’ un triste paradosso che, dove il numero di abitanti è ai limiti del sostenibile, riguarda la politica su diversi livelli.

L’esempio che riportiamo oggi è quello del Comune di Chiauci, 200 abitanti circa. Fra tre settimane si sarebbero dovute tenere le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, ma nessuno ha raccolto la sfida. I pochissimi giovani rimasti sanno che le prospettive sono deprimenti e chi c’è ora non sarà più della partita. Perché?

“Siamo un territorio abbandonato al suo destino - ci spiega Alessandro Di Lonardo, sindaco uscente - Ho dato tutto me stesso in 5 anni e mezzo ma sono francamente esausto. Senza risorse economiche e soprattutto umane non c’è scampo per i paesi come il nostro”.

Di Lonardo incalza e dalle sue parole viene fuori una realtà insostenibile: “Non ho un dipendente a 36 ore, l’impiagata all’anagrafe è a 12 ore alla settimana, c’è un vigile a scavalco con Bagnoli del Trigno, un tecnico comunale a 18 ore, una ragioniera a 12 e una segretaria, che è una grande professionista, ma che purtroppo può lavorare solo 2 ore ogni giovedì pomeriggio”.

Morale, il sindaco lavora tutto il giorno e tutti i giorni: deve seguire personalmente le riunioni e le conferenze, andare in provincia, in banca, in prefettura. Una mole di lavoro impressionante. Di Lonardo, che è pensionato, riceve un onorario netto di 330 euro al mese. Ma non è questo il punto. “Il fatto è che sono rimasto solo” spiega, riferendosi anche alla giunta, alla vice sindaco e ai consiglieri. “Il problema è che a Chiauci, e non credo solo da noi, c’è la tendenza a mettersi in gioco al momento di comporre e liste e di competere per le elezioni, poi però dalle parole bisogna passare ai fatti e non tutti lo fanno. Ci sono passati anche altri prima di me” chiarisce.

“Il paese si spopola e viene via via meno la cultura del fare - aggiunge - A queste condizioni chi ci viene a Chiauci?”.

Nonostante i problemi, il sindaco non si è risparmiato, anzi: “Volete sapere cosa ho fatto, tra le altre cose, in questi anni? Dunque, ho pulito il cimitero, ho tagliato l’erba del verde pubblico, ho soccorso i cittadini, fatto l’operaio, spalato la neve davanti ai portoni dei cittadini in difficoltà. Per la pandemia, sono andato a prendere l’ossigeno, i cateteri e i pannoloni per gli anziani sofferenti. Questo perché qui manca una squadra di volontari”.

Ora che anche lui lascerà, in paese resterà ben poco. “Eppure il Comune non è in dissesto finanziario - riprende - I conti sono a posto e non ci sono debiti, solo mutui che scadono nel 2034, quindi non me la sono sentita di caricare di debiti sulla comunità”.

Chiauci vanta un’area verde meravigliosa: il bosco di Sant’Onofrio, meta, non solo domenicale, di tante famiglie e turisti. Al suo interno un patrimonio notevole di piante e alberi d’alto fusto, un’area atrezzata, il bellissimo parco avventura, la piccola chiesa in cui nei mesi estivi si celebra la messa ogni domenica e una cinta muraria sannitica risalente al IV secolo avanti Cristo.

“Il parco è in ottime condizioni. Abbiamo pubblicato un bando perché chi aveva in gestione l’area in precedenza ha lasciato. Tramite la centrale di committenza di Vastogirardi, il bando è stato vinto da un giovane di Chiauci. Noi gli abbiamo dato una mano. Speriamo che nei mesi a venire l’area diventi ancora più appetibile”.

E la diga? E il lago? L’opera venne presentata in pompa magna nel 2011. Ventotto milioni di euro per realizzarla e portare l’invaso a 14.2 milioni di metri cubi d’acqua. Ma per arrivarci servono i lavori al laghetto di Pescolanciano: “Lì gli interventi sono per 10 milioni di euro” ci dice Di Lonardo.

Complice la siccità, il livello dell’invaso di Chiauci non ha mai superato i 4 metri cubi d’acqua: “Per innalzare il livello a oltre 8 milioni di metri cubi, abbiamo messo in sicurezza le paratie realizzate 40 anni fa”. Ci lavorano 4 operai che, per fortuna, sono di Chiauci, infatti al tempo mi feci... sentire”.

Ora si sta procedendo a svuotare l’invaso per la ripulitura del fondale, poi si procederà all’innalzamento.

Sul futuro Di Lonardo non può essere ottimista: “Se le istituzioni non daranno una mano ai comuni piccoli come il nostro si andrà via via a morire. Parlo non solo della Regione ma anche dello Stato. Quanto al Commissario che arriverà - prosegue, tornando all’attualità - fino a maggio farà l’ordinario. Del resto è già successo in passato. E poi Dio provvederà a portare qualcun altro in Municipio, almeno speriamo. Io ho fatto tutto con gioia e impegno perché è così che si lavora per il paese di origine. Ma per come si sono messe le cose - ha concluso - sono stato costretto a dire basta”.

 

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