Parroco trasferito, la comunità di Cercemaggiore insorge contro Bregantini: deve restare in paese

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In vista dell’organizzazione di importanti celebrazioni in paese. Richiesta avanzata dal sindaco Mascia e supportata da una petizione con 2.230 firme


CAMPOBASSO. Parroco trasferito a Riccia, la comunità comunità di Cercemaggiore, guidata dal sindaco Gino Mascia insorge contro la decisione dell’arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini, di spostare don Peppino Di Iorio in altro comune.

Una vicenda cominciata a ottobre scorso, ha chiarito il primo cittadino, quando il vescovo ha previsto lo spostamento del parroco, nel bel mezzo dell’organizzazione di una serie di importanti eventi previsti a Cercemaggiore tra il 2022 e il 2023, riguardanti le reliquie di san Vincenzo Martire, patrono del paese: la concessione, a Roma, delle reliquie (280 anni) e il loro arrivo a Cercemaggiore (250 anni).

Da qui la nascita di un comitato spontaneo, contro il trasferimento di don Peppino, con una petizione che è stata firmata da 2.230 persone, “tutta la popolazione adulta di Cercemaggiore”, come ha precisato Mascia. Firme consegnate a Bregantini, invitato a lasciare il parroco in paese per i due anni necessari a portare a compimento gli eventi previsti per le iniziative previste dagli anniversari.

Da allora, ha però precisato il sindaco, non è arrivata nessuna risposta dal vescovo. Vescovo che il giorno di Capodanno, ancora le parole di Gino Mascia, ha celebrato messa a Cercemaggiore, non in parrocchia ma nel santuario di Santa Maria della Libera, e che nell’occasione ha ribadito il trasferimento a Riccia di don Peppino di Iorio e l’imminente arrivo di un altro parroco.

"La popolazione di Cercemaggiore – ancora le parole del sindaco - si sente trattata male da parte del proprio vescovo, non presa in considerazione e non rispettata". Gli stessi eventi previsti per il 2022 e il 2023, ha concluso Mascia, difficilmente senza don Peppino potranno essere realizzati.

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