L'86enne Peppino da Perugia: “Lupi, ecco il mio contributo per la serie C"

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Giuseppe Mammarella ha lasciato Larino quando aveva 17 anni ma segue da sempre il Campobasso. Tramite il fratello, che vive a Larino, dona 100 euro alla causa rossoblù e dice: “Il Molise è povero, per fare calcio in serie C serve una piccola mano da parte di tutti”.



di Maurizio Cavaliere

Il Molise lo ha lasciato 69 anni fa. Secondo di 4 fratelli maschi (Luigi, Giovanni e Bruno gli altri), partì per il Piemonte dalla sua Larino. Cercava lavoro, 17enne: il Sud del dopoguerra arrancava parecchio.

Oggi Peppino Mammarella di anni ne ha quasi 86, vive a Perugia, pensionato ancora in forze, con tante passioni: tra le altre la terra d’origine, che purtroppo non vede da tantissimi anni e il calcio. Molise e ‘pallone’ che in questo 2021 si sono fusi in un unico simbolo: il lupo rossoblù, appena promosso in serie C. Ecco perché oggi parliamo di lui.

Peppino ogni mattina compra il Corriere dello Sport, che legge per intero: “Ma la prima cosa che vado a vedere sono i risultati del Campobasso” ci dice telefonicamente. Quest’anno ha seguito la cavalcata vittoriosa della squadra di Cudini con rinnovato trasporto, da lontano, sempre. Quando ha visto concretizzarsi la promozione dei lupi non ha esitato un secondo di più: ha contattato il fratello Bruno, a Larino, e gli ha chiesto di contribuire per suo conto alla causa della società campobassana. Sarà una donazione simbolica la sua, 100 euro, ma assai significativa, perché coniuga il senso di appartenenza di un molisano emigrato con quello proprio dei tifosi rossoblù: qualcosa di romantico e al tempo stesso sinonimo di un mondo perduto e ritrovato, un mondo in cui l’anziano partito dal Molise denota metodo, saggezza e volontà ovvero attaccamento a una terra che sente ancora sua pur avendola lasciata ‘per forza’ nel 1952.

Peppino ha avuto una brillante carriera professionale nel commerciale. Ha cominciato come sarto nella bottega del cugino, a Torino. Due anni dopo, espletato il servizio militare, il passaggio a Milano che gli ha spalancato le porte di due importanti aziende dell’epoca: la seconda, il celebre cotonificio Valle di Susa. Per quest’ultima azienda ha fatto il rappresentante nel Centro Italia: Umbria, Marche, Abruzzo, Molise fino a Foggia: “Ho lavorato tanto, senza fermarmi mai - racconta - la Valle di Susa della famiglia Riva era un... impero, tra le prime a fare camicie su misura (le famose Capri, ndr), al tempo erano realizzate ancora dalle ‘sartine”.

Peppino conosce bene il mondo e sa che tra Milano e Campobasso c’era e c’è ancora un mare emorme di risorse e spirito d’impresa, una distanza abissale, discorso che lui ricollega pure allo sport.

“Il Molise è povero - spiega - per fare calcio a un certo livello, magari anche in serie B e poi chissà dove, serve il sostegno di tutti gli appassionati. Un po’ per uno, così da garantire ai dirigenti una piccola parte di capitale e soprattutto dare loro la sensazione di lavorare in un ambiente che apprezza gli sforzi economici fatti”.

L’esempio di Peppino Mammarella potrebbe essere il manifesto di questo nuovo corso del calcio campobassano, in cui dall’Italia e dall’estero arrivano altre forme di ‘aiuto’: c’è chi compra ad esempio il merchandising rossoblù, magliette, tute e altro. Se abitasse ancora a Larino, Peppino raggiungerebbe Campobasso per comprare l’abbonamento e seguire i lupi a Selvapiana: “Lo farei senza ombra di dubbio, sarei un socio sostenitore” spiega. Ma questo non è possibile. A noi ha chiesto di recapitargli una foto della squadra che ha vinto il campionato: non una maglia celebrativa o un altro gadget in stile moderno, ma una semplice foto. Per quelli come lui una bella immagine nitida della formazione schierata a centrocampo, può bastare per vedere corrisposto il proprio sentimento. Ci faremo interpreti della sua richiesta direttamente con il presidente Mario Gesué che sarà ben felice di cementare il rapporto con uno dei tifosi più anziani del lupo: Peppino Mammarella da Perugia, autentico cuore rossoblù. E magari quest’anno, se dovesse riscendere alle nostre latitudini, lo porteremo allo stadio perché un sostenitore dei lupi, ancora di più un 86enne, a Selvapiana ha la sua seconda residenza: primo piano, scala C....

 

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