Vado in bici a Pescara e torno, i 345 km di ‘follia’ di Nando Evangelista

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Il biondo barbiere campobassano lo ha fatto davvero: prima a Termoli sulla Bifernina, poi sulla Statale Adriatica fra traffico e gallerie: “A piazza Salotto ho fatto il bagno nella fontana. E sono ripartito, arrivando alle 22 a Campobasso. Se lo rifarei? No, sono distrutto ed è stata una pazzia”.


di Maurizio Cavaliere

 Nando Evangelista ha sempre amato le sfide, che magari a volte sono il frutto di scommesse fatte con gli amici. All’indomani della promozione dei lupi in serie C il biondo barbiere campobassano si è tuffato nella fontana di piazza Municipio. Un’impresa simpatica, più insidiosa sul piano civico che su quello sportivo, così come il tuffo di alcuni giorni dopo in un’altra fontana molisana, a Montagano.

Poi è arrivata domenica 4 luglio 2021 il giorno in cui Nando avrebbe vissuto l’avventura estrema da raccontare ai posteri, una cosa folle come un po’ folle è anche lui. Cosa ha fatto? E’ andato da Campobasso a Pescara, e ritorno, in bicicletta, sulla Statale Adriatica sfidando gallerie e Tir, totale km percorsi 345 in 14 ore complessive, soste comprese.

“No, non lo rifarei” dice oggi con un filo di voce, mentre riposa a casa. Oggi è lunedì e i barbieri non lavorano. Meno male, perché difficilmente avrebbe potuto dare il meglio di sé nel suo salone ‘Tocco classico’ in via Monte Sabotino.

“Sì, è stato un calvario. Ho deciso ieri mattina, volevo arrivare a Pescara e tornare e ci sono riuscito”.

Quasi uno sfizio quello di Nando, non una sfida da ironman quale effettivamente è. Cosa che non penseresti vista la statura non proprio da granatiere di questo 51enne molto noto a Campobasso. Qualsiasi cittadino del capoluogo lo ha visto correre in strada. Da sei anni è arrivata pure la bicicletta a esaltare le sue giornate tutto sudore e volontà. Con la sua zazzera bionda ricorda il calciatore argentino Caniggia, ovvero colui che castigò la nazionale di Italia ‘90, per altri è la versione tascabile di Sandy Marton. In realtà Nando Evangelista è uno sportivo che ama il movimento e i gesti estemporanei. Che a volte sono molto rischiosi.

“Non ho avvisato altre persone prima di mettermi in sella (su una Meriva a 11 cambi, ndr), se cominci a pensare al contorno, non parti più. Sono partito alle 7 da Campobasso, avanti tutta sulla BIfernina. Prima sosta a Termoli (e già sono primi 90 km, ndr). Seduto, ho bevuto e mangiato un po’ di barrette energetiche. Una volta ripartito, non mi sono più fermato”.

Quindi Nando ha fatto la Statale 16, gallerie comprese. Follia pura. E ha raggiunto il centro di Pescara dove, a dispetto del nome della piazza (Salotto) non ha badato troppo alla forma: “Ero stanchissimo, ho visto la fontana (quella con le sculture di Cascella, ndr) e mi sono tuffato.

“Poi ho cercato un negozio aperto per prendere l’acqua, ma ho trovato solo macchinette: due bottigliette e via di nuovo in strada”. Stavolta però Nando ha trovato chi gli ha messo il freno: “Sì, un signore, mi ha... invitato a tornare indietro. Non potevo fare le gallerie della Statale. Così ho raggiunto il lungomare e da Pescara a Francavilla ho proseguito così, fino a Ortona dove mi sono reimmesso sulla Statale 16”.

A 50 km da Vasto i primi veri segni di cedimento: “Ero stremato davvero. Mi sono fermato, ho bevuto, e con calma ho raggiunto San Salvo dove, letteralmente distrutto, ho tolto casco e scarpe e ho riposato un quarto d’ora.

Bevuta altra acqua, mi sono rimesso a pedalare e stavo meglio”. Prima di affrontare di nuovo la Fondo Valle del Biferno Nando ha buttato giù un’altra bottiglia d’acqua e una 33cl di Lemonsoda, carburante che serviva soprattutto per i momenti più insidiosi che mancavano per condurre a compimento la più grande impresa dei suoi 51 anni. La prova più ardua è arrivata sul viadotto del Liscione: “Terribile - dice - è stato terribile dover accelerare forte alla ripartenza dai semafori, per non frenare il traffico enorme che avevo dietro. Sentivo il suono dei clacson a ripetizione: alcuni erano amici che mi salutavano, altri mi mandavano a quel paese”.

Difficile capire cosa sia passato per la testa di Nando in quei momenti, de resto è complicato pure capire da dove sia arrivata la spinta per osare fino a tanto. Ma lui non si ferma, neanche nel racconto: “Superate le difficoltà, ho deciso di proseguire oltre il bivio di Campobasso e di prendere la Fondo Valle del Rivolo” che accorcia la via del ritorno e la rende più dolce in salita, come pendenza. Ma un’impresa diventa realmente tale se anche l’imprevisto ci mette lo zampino: “Ho bucato la gomma, mancava solo quello - dice senza scherzarci su, per la verità - Sono inconvenienti che in un percorso di 345 km possono capitare...”. Il piccolo grande Nando è arrivato allo svincolo del Rivolo che erano le 21.30, ormai buio. Finalmente, pensa di averla fatta franca, ma non è così, perché dopo l’afa marittima che gli aveva sfiancato il respiro qualche ora prima, arriva un altro nemico, l’ultimo di giornata, improvvido e beffardo: i moscerini. “Si ficcavano negli occhi e mi impedivano pure di respirare adeguatamente - dice - In più avevo i crampi allo stomaco”.

Per fortuna oggi ne parla, quindi sì, Nando è riuscito a compiere la sua doppia tappa del Giro d’Italia in un giorno solo. Ma il calvario fisico è stato notevole. “Oggi pomeriggio ho alcuni disturbi e sono sdraiato. Stamattina ero indeciso su cosa mangiare”. Ecco, Nando è così, ti sorprende sempre. Parla con una voce quasi roca, che reclama ore e ore di sonno. Domani però sarà al suo posto, forbici in mano per il più classico dei  ‘Tocchi’, pronto a raccontare qualcosa che forse è stato più grande perfino della sua enorme forza di volontà. L’ultima battuta gliela offriamo sul piatto d’argento.

Certo che, rispetto a quella vota che sei andato a correre in pantaloncini corti mentre nevicava forte e il termometro era diversi gradi sotto lo zero, sei andato un po’ oltre... gli diciamo. “Beh, quella lì era una passeggiata, a confronto, oggi c’è una sola parola per descrivere i 345 km di ieri: calvario!”. E follia, aggiungiamo noi. Perfino Nando, probabilmente, si è reso conto di aver pedalato sul limite, per certi versi anche oltre.

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