Milano, Venezia e Bologna capitali del made in Italy

Milano, Venezia e Bologna capitali del made in Italy

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Vola l’export italiano grazie al made in Italy. Sono le produzioni di qualità infatti, a trainare le esportazioni verso l’Europa e gli Stati Uniti. Il saldo commerciale dei prodotti rigorosamente made in Italy, nel 2016, è positivo e ha toccato quota 121,6 miliardi di euro: dato quasi in linea con quanto avvenuto negli ultimi anni. Negativo, invece, il valore del saldo commerciale registrato dai prodotti manifatturieri non made: perde ben 31,2 miliardi di euro. In questo caso, il più delle volte, ci si ritrova ad avere a che fare con imprese molto strutturate.

Bene l’export grazie a macchinari, moda e prodotti in metallo
Quali sono i settori che hanno performato meglio degli altri? Macchinari, moda e prodotti in metallo. I primi, infatti, hanno registrato un saldo commerciale positivo paro a 48 miliardi di euro (si tratta del 39,5 per cento del saldo totale fatto registrare dal “made in Italy”). Cosa si intenda per macchinari è presto detto: motori, turbine, pompe, compressori, rubinetteria, forni, bruciatori, macchine per l’industria delle pelli, delle calzature e per la lavorazione dei metalli. Un universo di produzioni rigorosamente made in Italy che nel mondo è apprezzato soprattutto per la sua eccellente qualità e per l’attenzione e la cura nella fase di produzione.

Tutti vogliono vestire italiano
Non poteva mancare, tra i settori trainanti, la moda. Da sempre un’eccellenza italiana. La moda della Penisola bagnata dal Mar Mediterraneo ha fatto e fa sognare il mondo intero. Materie prime di qualità straordinaria, design unico, cura maniacale al dettaglio e amore infinito nella fase di produzione. Ecco la ricetta segreta di un successo tutto italiano. Il comparto modo, dal tessile all’abbigliamento, passando per calzature e accessori, nel 2016, registra un saldo commerciale positivo pari a 121,6 miliardi di euro. Un risultato in linea con quello raggiunto già negli anni scorsi che viene spesso agevolato anche dalla crescente tendenza, da parte degli acquirenti di tutto il mondo, di avvalersi del supporto di piattaforme on line per gli acquisti, come sweetstore.it, capaci di abbattere i confini fisici e di portare nelle case di tutti le migliori marche di abbigliamento: da Armani all’abbigliamento Berna.

Ecco la nuova geografia del made in Italy
Oltre ai settori, è possibile individuare anche città ben precise che hanno favorito la crescita dell’export nazionale. La nuova geografia del made in Italy assume i contorni di tre grandi città: Milano, Venezia e Bologna. A livello regionale, i dati rimandano questa fotografia: il Veneto vanta un saldo “made in” pari a +25,5 miliardi, l’Emilia Romagna uno a quota + 23,6 miliardi e la Lombardia uno pari a +21,4 miliardi. Sommando il valore di queste tre regioni sull’export totale emerge una evidenza importante: pesano sui risultati nazionali per il 58,7 per cento.

Chi compra italiano
Tutto il mondo sogna le produzioni italiane, alcuni Paesi, con scarso successo, provano a imitarle. Ci compra di più italiano? Germania, Francia, Usa e Regno Unito. In particolare, la Germania vanta una spesa per le produzioni made in Italy pari a 30,8 miliardi di euro, la Francia a28,3 miliardi, gli Stati Uniti a 25,9 miliardi e, infine, il Regno Unito una pari a 14,9 miliardi. Qui, in questi quattro Paesi, è diretto ben il 37 per cento delle esportazioni italiane totali. “I prodotti del made in Italy – commenta il Segretario della CGIA di Mestre Renato Mason – costituiscono, ancora oggi, le voci principali delle esportazioni italiane e, nel corso degli anni, il surplus commerciale fatto registrare da queste merci ha consentito al Paese di finanziare l’acquisto di energia e materie prime da cui dipende. Da tutto ciò si deduce l’importanza cruciale di perseguire politiche idonee al mantenimento e all’accrescimento delle posizioni di competitività fino ad ora raggiunte, soprattutto dai distretti industriali che continuano ad essere l’habitat naturale per la nascita di queste produzioni”.

Anna Capuano

Privacy Policy