Odio 3.0 e insulti gratuiti in rete: i famigerati ‘haters’

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L'I-Forensics Team mette in guarda dal preoccupante fenomeno


Bentrovati. Ogni giorno, in Rete, vengono condivise idee, pensieri, stati d’animo, emozioni…e non sempre queste vengono rispettate dagli altri utenti, anzi. Capita molto spesso che un commento o una foto postati sulla propria bacheca ricevano critiche pesanti e spietate; critiche che, nei casi più estremi, provocano vere e proprie tragedie. L’ultima, in ordine di tempo, quella accaduta la settimana scorsa a Cagliari, dove un uomo di 47 anni è stato ucciso da un ventiquattrenne proprio a causa di una frase ingiuriosa scritta su Facebook.

Quanto accaduto è l’ennesima conferma del fatto che simili strumenti vanno utilizzati con intelligenza, educazione e prudenza, poiché non sempre ci si imbatte in persone capaci di distinguere la realtà dal mondo virtuale. Molti internauti vivono in funzione della loro immagine digitale (‘condivido selfie, dunque esisto’). Un’immagine, però, che l’utente vuole avere ‘diversa’, vincente, lontana dalla sua realtà quotidiana. È sufficiente che qualcuno denigri questa immagine per scatenare reazioni esagerate, violente, sconsiderate.

Una particolare categoria di persone, che utilizza in modo ossessivo (per non dire patologico) i social network come Facebook, impiega il proprio tempo esclusivamente per offendere e criticare. I sociologi già parlano di un nuovo odio, un ‘odio 3.0’, diventato, ormai, una questione seria e virale e che, spesso, trova tragici epiloghi nella quotidianità con suicidi e omicidi. Gli autori di questo odio, che possiamo definire gratuito, immotivato e violento, sono conosciuti su Internet con un nome ben preciso: quello di ‘haters’ (sostantivo che deriva dal verbo inglese ‘to hate’, cioè ‘odiare’). Gli haters sono utenti che, nascosti dietro nickname, avvelenano le discussioni con commenti ‘al vetriolo’; con continui disprezzi e incessanti provocazioni. Si servono dell’anonimato digitale per attaccare chiunque capiti a tiro con un linguaggio scurrile, volgare e indisponente. Possono essere sia uomini che donne e possono avere qualsiasi età, credo o estrazione sociale.

I loro bersagli preferiti sono i personaggi pubblici, i politici, le donne, gli omosessuali, gli emarginati e, in genere, le persone più deboli e in difficoltà. Per riprendere le parole della giornalista Silvia Brena, co-fondatrice del progetto ‘Vox–Osservatorio italiano sui diritti’, la Rete e, in particolar modo, i social, sono per gli haters un ‘gigantesco lavatoio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove verrebbero censurate’. Gli attacchi degli haters sono così spietati perché la loro vittima non è fisicamente presente e questo non permette loro di percepire nell’immediato gli effetti del loro comportamento sui suoi sentimenti. Chiunque può diventare un hater, anche come conseguenza di un torto subito, sia in rete che nella vita reale. Le ragioni che stanno alla base di questi comportamenti sono, di solito, molteplici e difficili da individuare.

In alcuni casi, l’hater agisce così per attuare una sorta di riscatto sociale; per poter offendere persone che, nella realtà, senza l’anonimato della Rete e la schermatura dei dispositivi digitali, non potrebbe aggredire in nessun modo. Ma come fare per tener testa a chi ci insulta o ci contesta in rete? Di solito, è sufficiente ignorare i loro sforzi, anche se, nella pratica, questo risulta particolarmente difficile poiché un hater particolarmente ostinato sa bene come coglierci in fallo o come pubblicizzare, evidenziare e scanzonare un nostro difetto. Occorre essere particolarmente lucidi, cercando di non cadere nella trappola delle sue provocazioni. Occorre anticipare le sue mosse, togliere ‘ossigeno’ alle sue taglienti battute ricorrendo, se necessario, anche all’autoironia.

Ognuno di noi può trasformarsi in un potenziale e spietato hater quando, su Internet, ci imbattiamo in contenuti e persone davvero antipatici e che vorremmo tanto contestare. Tuttavia, è bene (sempre) ricordarsi che l’utilizzo di strumenti digitali così potenti e performanti richiede, oltre che una adeguata preparazione tecnica, anche una certa maturità, una acuta intelligenza e un senso civico molto, ma molto elevato.        

                                                                                          

I-Forensics Team

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