Emozioni pericolose via web: la rete no limits

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L’I-Forensics Team di Isernia analizza i rischi della condivisione di comportamenti e passioni via internet


Cosa distingue l’essere umano da un animale? A questa domanda molti risponderanno ‘La capacità di provare emozioni’. Secondo gli antropologi, mentre gli animali sono guidati dall’istinto, gli uomini sono mossi da tutta una serie di passioni. Amore, odio, gelosia, paura, curiosità, narcisismo, sono solo alcune delle ‘leve’ che portano l’essere umano ad adottare determinati comportamenti. Ogni azione umana, quindi, nasce da una ‘emozione’ ben specifica e diventa la risposta che l’individuo adotta verso determinati avvenimenti esterni.

Questo meccanismo naturale si verifica anche nell’utilizzo delle nuove tecnologie e, in modo particolare, sui social network come Facebook. Difatti, riproducendo quella fitta rete di relazioni sociali che ogni individuo intreccia nella realtà, Facebook permette ai suoi iscritti di provare le stesse e identiche emozioni della vita di ogni giorno, con la particolarità, però, che esse possono essere vissute in modo pieno e intenso. Nel mondo digitale, l’individuo può esprimere meglio le sue passioni poiché si sente in qualche modo protetto, ‘schermato’ dal resto del mondo, e questo grazie al monitor del proprio computer o al fatto che i suoi comportamenti on-line vengono adottati nell’intimità della propria casa, senza doversi esporre fisicamente. Tutto diventa più facile: dire ‘ti amo’ alla ragazza conosciuta in chat; raccontare se stessi sul proprio profilo; condividere i propri orientamenti sessuali, politici e religiosi; arrabbiarsi con qualcuno; diffamare una persona in un gruppo; postare delle minacce; contestare una multa; denigrare un’autorità; ecc.

Le passioni umane, belle o brutte che siano, possono diventare un pericolo quando fanno perdere di vista determinati limiti, superati i quali, la persona perde il controllo di sé e finisce col danneggiare il prossimo nella sua sensibilità, nella sua libertà ed anche nella sua proprietà privata. Quando i comportamenti vengono adottati nella realtà, i limiti oltre il quale non bisogna assolutamente spingersi sono in qualche modo percepiti; ma quando si naviga in rete, di questi limiti ci si dimentica e l’utente finisce con l’esporsi a tutta una serie di rischi che generano conseguenze nella vita reale. Gli esempi rendono meglio l’idea: corteggiare una ragazza su Facebook, senza accertarsi in altro modo che si tratti di una persona maggiorenne, può farci incappare nel reato di ‘grooming’, ossia di adescamento minorile on-line, punito dall’art. 609-undecies del Codice penale. Se, poi, l’oggetto del nostro amore è, in realtà, l’esca di una estorsione, possiamo diventare facili prede di ricatti sessuali (il cosiddetto ‘Sex-Torsion’). Comunicare la propria omosessualità potrebbe esporci ad episodi di Cyberbullismo o di Stalking. Infine, occorre sempre ricordare che la diffamazione on-line è punita penalmente all’art. 595 del Codice penale come una attività aggravante.

Se ne deduce, quindi, che in rete le emozioni umane sono ‘pericolose’. Pericolose perché incontrollabili; pericolose perché raccontate e condivise con persone di cui sappiamo poco o nulla; pericolose perché possono diventare un boomerang, un’arma che può essere utilizzata contro di noi da abili manipolatori, da criminali che, sfruttando i nostri attuali stati d’animo, vincono ogni nostra difesa, ogni nostra resistenza e ottengono preziose informazioni personali, utili per porre in essere le loro truffe e i loro attacchi informatici. Le emozioni condivise in rete, poi, possono anche farci perdere l’amore di una persona, l’amicizia di un’altra, il rispetto di alcuni, un’opportunità di lavoro, lo stesso posto fisso, e tutto questo solo per aver semplicemente raccontato i nostri ‘stati d’animo’ su Facebook.

Anche una semplice parola può essere facilmente fraintesa in rete, poiché viene meno un componente fondamentale: il cosiddetto ‘tono’ con cui essa viene pronunciata e che ne determina il registro (se scherzoso, se serio, ecc.). Nella vita reale, invece, questi rischi sono ridimensionati, poiché solo chi vive con noi, chi è accanto a noi in un determinato momento può guardarci in faccia, sentire il tono della nostra voce, osservare il nostro comportamento, ‘leggerci’ negli occhi e conoscere (o intuire), le nostre emozioni.

I-Forensics Team

 

 

    

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