Narcisismo di massa sempre più social: i selfie e la vanità 2.0

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L’I-Forensics Team e i rischi da bulimia dell’attenzione altrui: tutto ciò che c’è da sapere


Chi di voi ricorda Mr. Bean? Lo spassosissimo gentleman inglese, interpretato da Rowan Atkinson, è stato il ‘primo’ patito di ‘selfie’. Durante le sue vacanze, infatti, era solito auto-fotografarsi utilizzando una vecchia polaroid. Il termine, preso in prestito dalla lingua inglese, indica proprio la pratica di fotografarsi con una fotocamera digitale, con un tablet e, sempre più spesso, con uno smartphone. A che scopo? Risposta: per condividere la propria ‘posa artistica’ su internet, in modo particolare su social network come Facebook e Instagram.

Questa pratica è diventata talmente popolare che nel 2013 l’Oxford English Dictionary si è preoccupato di darne una definizione esatta e, sempre nello stesso anno, a New York, chi visitava la mostra d’arte ‘Art in Translation: Selfie, The 20/20 Experience’ poteva utilizzare una fotocamera digitale e un grandissimo specchio per auto-fotografarsi. Dallo scorso anno, il termine fa ormai parte della lingua italiana ed è menzionato in ogni dizionario. Anche le modalità di auto-scatto si sono evolute nel tempo: dal braccio teso, si è passati all’uso di specchi, fino ad arrivare ad utilizzare tutta una serie di diavolerie cinesi come le bacchette telescopiche porta-telefono.

La pratica ha subito anche delle ‘varianti’ in base a cosa si fotografa o in base a chi esegue l’auto-ritratto: si parla di ‘Celebrity Selfie’ quando a farlo è un personaggio pubblico (anche il Papa spesso si presta); di ‘Selfie Outfit’ che mostra gli ultimi acquisti (molto amato dalle Fashion Blogger); e di ‘Selfie Sport’ quando a ritrarsi sono gli sportivi che, soprattutto in palestra, amano mostrare il proprio fisico scolpito. Ci sono, poi, anche selfie più ‘spinti’: non esiste ragazza (ma, in molti casi, anche ragazzo) che non abbia provato l’istinto di fotografarsi allo specchio, dopo la doccia. Si parla più precisamente di ‘Sexy selfie’ (o ‘Sexting’) nelle sue varianti ‘Belfie’ (quando ad essere ritratto è il sedere) e di ‘Sideboob’ (quando viene fotografato il seno, con un effetto vedo-non vedo), fino ad arrivare all’’After Sex Selfie’ (l’autoritrarsi, in intimità, assieme al proprio partner).

Non mancano, infine, selfie al limite dell’assurdo: col morto, durante un funerale; in auto, durante la guida; mentre si pratica uno sport estremo; finti, solo per strappare qualche like in più su Facebook; stile cartoon (celebre è quello dei Simpson); o curiosi come nel caso del ‘Quokka Selfie’, in cui ci si ritrae assieme a un simpaticissimo animaletto sorridente, grande come un gatto ed originario dell’Australia. Il selfie piace e lo dimostrano le numerosissime foto che milioni di utenti condividono in rete, tuttavia rischia di generare una vera e propria dipendenza, soprattutto tra i giovanissimi: secondo diversi sondaggi, un ragazzo su 4 scatta almeno un selfie al giorno e, ovviamente, la stragrande maggioranza di queste foto va a finire, nell’85% dei casi, sui social network, visibili a chiunque. La smania di apparire porta, in un caso su due, a ritoccare le foto prima di postarle. Inoltre, molte ragazze si spingono anche ‘oltre’, inviando le loro foto in versione ‘nature’ al proprio partner, come pegno d’amore.

Prima di condividere un selfie è bene pensare, però, a quali possibili conseguenze potrebbe generare nella nostra vita. Durante gli spostamenti e, in particolar modo, durante la guida, forse è bene evitare per non rimanere vittima di incidenti. Se cerchiamo lavoro è probabile che condividere col mondo una foto in cui siamo ubriachi potrebbe non farci fare proprio una bella figura. Se il lavoro lo abbiamo, la stessa foto potrebbe farcelo perdere o impedirci di fare carriera. Se siamo fidanzati e l’amore improvvisamente finisce, tutte le nostre ‘foto artistiche’ potrebbero diventare un pericoloso mezzo nelle mani dell’ex per ricattarci o denigrarci. Un innocente autoscatto potrebbe diventare anche causa di aggressioni, cyberbullismo, diffamazione e truffa, e iniziare a essere condiviso in circuiti poco legali e tutto a nostra completa insaputa, senza considerare il fatto che, una volta pubblicata in rete, la fotografia vi rimane per sempre. Per sapere a quali altri ‘pericoli’ la pratica del selfie può esporci, non esitate a seguire i nostri corsi di Sicurezza informatica, rivolgendovi presso i nostri uffici in C.so Risorgimento 339 A/B ad Isernia o contattandoci al numero 0865.299728.

I-Forensics Team

 

 

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