Maggiordomi digitali: quando anche i muri hanno le orecchie

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La domotica e le case del futuro con tutti i rischi connessi all’uso inconsapevole dell’assistente vocale: parla l’I-Forensics Team


La velocità è ciò che tutti richiedono a gran voce. Negli ultimi cento anni la tecnologia si è evoluta talmente tanto che ciò che un tempo era ritenuto impossibile, oggi è diventato realtà. I nostri nonni non avrebbero mai immaginato che, un giorno, le persone avrebbero potuto amabilmente conversare con auto, televisori e frigoriferi, per conoscere la strada migliore da percorrere, i programmi televisivi in onda e la scadenza dello yogurt.

La ‘Domotica’, cioè la scienza che studia come migliorare la qualità della vita nelle case attraverso l’uso delle nuove tecnologie, ha potenziato di molto le funzionalità degli elettrodomestici. Si parla, infatti, di dispositivi Smart per sottolinearne proprio l’intelligenza e la capacità di affiancare e aiutare il loro utilizzatore. Sono dispositivi in grado non solo di collegarsi a una rete – e, in modo particolare, alla rete Internet – ma anche di compiere delle operazioni con una certa autonomia. In molti di essi è presente un assistente vocale, cioè un sistema che permette di parlare e di impartire comandi al dispositivo, servendosi di un linguaggio naturale. Grazie a questo ‘maggiordomo digitale’, le persone possono accedere a un quantitativo immenso e disparato di informazioni in modo facile e, soprattutto, veloce, senza la noia di aprire programmi o digitare comandi particolari. I computer e gli smartphone sono stati tra i primi elettrodomestici dotati di questa tecnologia: ‘Siri’ ha caratterizzato i dispositivi Apple, ‘Google Now’ quelli del colosso californiano di Mountain View e ‘Cortana’ i recenti sistemi operativi Windows. Oggi, gli assistenti vocali virtuali sono il terreno su cui i grandi colossi del settore infotelematico si contendono il favore degli utenti ormai digitalizzati. L’evoluzione tecnologica ne ha esteso l’uso anche ad altri dispositivi di uso comune, come televisori, frigoriferi e macchine da caffè.

Gli assistenti vocali permettono ai nuovi televisori (le cosiddette ‘SmartTV’) di acquistare ciò che viene pubblicizzato in quel determinato momento; al frigorifero di fare la spesa al supermercato più vicino; e alla macchina del caffè di accendersi e di preparare il tipo di caffè che più ci piace. Ma questi strumenti possono essere considerati affidabili e sicuri? Può un malintenzionato ‘corromperli’? Sfruttarne falle e malfunzionamenti per violare la privacy della casa che essi assistono e difendono? Dittature e regimi possono servirsene per monitorare abitudini personali e assoggettare volontà individuali? L’attuale assenza di sistemi posti a protezione di simili tecnologie non esclude che possano essere utilizzati per altri fini, ben diversi da quelli per cui sono stati progettati: informazioni intime e personali o importanti come una password o un numero di carta di credito, pronunciate ad alta voce nella stessa stanza in cui è presente un dispositivo in cui è attivo l’assistente vocale, potrebbero essere immediatamente carpiti e trasmessi a colui che è riuscito a violarne ed alterarne il funzionamento.

Ogni assistente vocale va, quindi, utilizzato tenendo presente anche simili (e potenziali) vulnerabilità. Pertanto, il buon senso suggerisce di disattivare il funzionamento dei maggiordomi digitali tutte le volte in cui si avverte il bisogno di proteggere l’intimità della propria casa, del proprio ambiente domestico. Poiché una simile tecnologia si è diffusa già da tempo, prospettando un futuro contrassegnato da una presenza sempre più numerosa di dispositivi funzionanti con semplici comandi vocali, è assolutamente necessario che l’utente impari a disattivare i microfoni e le (web)cam dei propri apparati digitali e a settare adeguatamente tutte le impostazioni dell’assistente vocale che vi è implementato. Chi utilizza le nuove tecnologie digitali deve, insomma, essere sempre in grado di dominarle e gestirle senza diventarne schiavo e succube.

I-Forensics Team

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