Scuola lavoro, il ruolo del criminologo nelle aule dell’I-Forensics Team

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Lezione con la psicoterapeuta Francesca Capozza per gli studenti protagonisti del progetto presso il laboratorio specialistico in sicurezza informatica di Isernia


ISERNIA. Continua il progetto di alternanza-scuola lavoro presso il laboratorio specialistico in sicurezza informatica I-Forensics di Isernia, sito in corso Risorgimento 339 A/B. Un’iniziativa che sta suscitando grande interesse tra gli studenti della provincia di Isernia, a contatto con un mondo, quello della cybersecurity, che nasconde ancora migliaia di sfaccettature sconosciute. Tra le classi coinvolte, due terze e due quarte del Liceo Linguistico ‘Cuoco’ di Isernia, che svolgono un’attività di studio e ricerca, in 70 ore, delle problematiche più diffuse di sicurezza informatica – loro che nel piano di studi non hanno affatto questa importante materia - individuando le soluzioni più appropriate.

Come spiega il dottor Saverio Abbatiello, uno dei titolari di I-Forensics, i 29 studenti sono stati divisi in quattro gruppi di lavoro, che a rotazione assistono con i propri occhi a indagini digitali condotte per conto di procure e privati; apprendono i trucchi per il recupero dati da memorie danneggiate e non più funzionanti; imparano a regolare gli accessi ai dati e prevenire accessi non autorizzati, etc.

L’alternanza scuola-lavoro, inoltre, funge anche da orienting, ovvero da orientamento al lavoro attraverso l’interazione con una serie di figure ‘specialistiche’. Tra le quali, nel caso di specie, I-Forensics ha pensato al maggiore Salvatore Vitiello, comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Isernia, e alla dottoressa Francesca Capozza, che mercoledì scorso, 2 maggio, ha incontrato gli studenti per spiegare loro la sua professione di psicologa e criminologa, sia all’interno del carcere - nell’ambito delle attività di osservazione e trattamento dei detenuti - sia per quel che concerne le consulenze tecniche d’ufficio per il tribunale. “Sono ctu presso il tribunale di Isernia – ha riferito Capozza a margine della lezione - e ho illustrato ai ragazzi cosa fa lo psicologo nominato dal giudice, in qualità di ausiliario. In campo civile interviene soprattutto nei casi in cui bisogna stabilire l’affidamento e la collocazione dei figli, quando ci si trova di fronte a separazioni e divorzi. Nel campo penale, invece, interviene in particolar modo nell’ambito della valutazione della capacità di intendere e di volere e del danno biologico, attraverso gli strumenti principali che sono il colloquio, i test psicometrici e l’osservazione comportamentale. Ho parlato poi della figura del criminologo, dell’analisi della scena del crimine e di come essa riveli tanto sul comportamento e sulla personalità dell’autore di reato, in quanto c’è una stretta connessione. Di per sé, quindi, la scena del crimine racconta la scena di reato”.

Numerosi, dunque, gli spunti di riflessione su cui appassionarsi proposti ai ragazzi. “I giovani di oggi – ha aggiunto Capozza - sono completamente disorientati e quasi ‘inebetiti’ dai social e, più in generale da queste comunicazioni frenetiche e prive a volte di riflessioni. Spesso il rischio è rappresentato dal fatto che, per stare sui social, si resta sulla superficie di tutto, senza i necessari approfondimenti. E questo perché non c’è tempo, perché si vuole essere sempre presenti e perdipiù con tutti. L’alternanza scuola-lavoro è pertanto fondamentale, in quanto consente di dare ai giovani delle àncore di motivazioni e di interessi su cui appassionare la loro vita. Gli studenti hanno mostrato propensione a capire come lo psicologo possa entrare nella mente delle persone per comprenderne meccanismi, dinamiche e aiutare la gente verso un cambiamento positivo. Sono soddisfatta, visto che il compito principale dell’adolescenza è costruire l’identità e trovare cosa appassiona nel momento attuale e per il resto della vita, proprio per non perdersi nella superficialità di un mondo che pare essere ancorato soltanto a una frenetica ricerca di socializzazione superficiale – ha concluso la dottoressa - come appunto può essere quella dei social”.

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