‘Nelle maglie del cyberbullismo’, come arginare una crescente minaccia

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A Isernia il convegno sul tema che ha coinvolto psicologi, educatori, forze dell’ordine e tecnici del settore per sensibilizzare cittadini e professionisti sugli interventi necessari (GUARDA LA VIDEOINTERVISTA)


ISERNIA. Si è svolto mercoledì 20 giugno presso la Camera di Commercio di Isernia l’incontro ‘Nelle maglie del cyberbullismo’ promosso dalla Fidapa, la Federazione italiana donne, arti, professioni e affari, presieduta da Serafina Ciummo.

Numerosi gli interventi degli esperti sull’argomento, a partire da Francesca Capozza (criminologa, psicologa, psicoterapeuta ed esperta in psicologia giuridica e penitenziaria). Suo l’intervento che ha esplicato non solo il tema, ma soprattutto i possibili rimedi: “Il cyberbullismo è un fenomeno in costante crescita – ha argomentato - sia nella sua forma lieve, occasionale, che nella sua forma grave, sistematica, ripetuta. È un fenomeno spesso ancora sommerso, poco denunciato e poco rivelato. Ha incominciato ad essere studiato negli anni 2000 e indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico volto a minare la reputazione o la stima sociale. La vittima non è necessariamente più fragile, è semplicemente un bambino, un adolescente in una fase delicata della propria vita: quella in cui deve sperimentare sé stesso, costruire la propria identità e riuscire ad inserirsi nel gruppo dei pari”.

Secondo Capozza, anche il cyberbullo persegue questi obiettivi “ma attraverso delle modalità disfunzionali, non funzionali ed eticamente valide, attraverso comportamenti di aggressione e denigrazione dell’altro. Vediamo che nella vittima i danni psicologici sono elevati: un alto livello di ansia sociale, bassa autostima, una tendenza al ritiro sociale, caduta del rendimento scolastico, perdita di fiducia in sé stessa e depressione. La vittima inoltre è spinta a non chiedere aiuto proprio per il senso di vergogna, imbarazzo e inadeguatezza che vive”.

Scuola e famiglia devono dunque collaborare non solo per sostenere le vittime, ma per prevenire la nascita di questi comportamenti: “È importante che vi sia un modello d’intervento che sia sistemico, ovvero che sia rivolto a giovani, insegnanti e genitori, per fornire innanzitutto loro delle conoscenze e degli strumenti per un uso più responsabile di internet”. Nella scuola, “è fondamentale poter implementare attraverso gli psicologi una serie interventi di peer education, perché è provato scientificamente che i comportamenti degli adolescenti cambiano con maggiore probabilità quando chi assume un ruolo di guida nel processo di cambiamento è un membro significativo del gruppo dei pari, piuttosto che un adulto esterno. Inoltre, un altro intervento è quello introdotto in Inghilterra del cyber mentor: si tratta di un ragazzo formato all’uso consapevole della rete che diventa il referente delle comunicazioni online tra gli altri studenti. Questo viene individuato all’interno di ogni classe e fornisce supporto e consigli ai coetanei sul tema della sicurezza e del cyberbullismo. In questo modo egli diventa il confidente preferenziale per le eventuali vittime. Vediamo che l’approccio vincente è quello sistemico, che non riguardi quindi l’individuazione del soggetto problematico, ma che invece intervenga su tutta la classe con un approccio integrato”

La parte più strettamente tecnica è stata discussa da Saverio Abbatiello (Itc Security Manager&Digital Forenser dell’I-Forensics di Isernia) e da Francesco D’Alonzo (ispettore superiore e responsabile della Polpost di Isernia). Una giornata di spessore per addetti ai lavori e non, dalla quale fare tesoro di consigli utili per arginare la piaga delle nuove tecnologie nelle mani di analfabeti digitali .

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A SAVERIO ABBATIELLO

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