Nome della bimba finisce sul sito del Comune di Roma: indaga il Garante della Privacy

Nome della bimba finisce sul sito del Comune di Roma: indaga il Garante della Privacy

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 La mamma non aveva pagato le rette della mensa e la piccola finisce online. L'analisi del caso secondo l'esperta Pamela La Farciola


di Pamela La Farciola

MEDIA&TECNOLOGIA. L’Autorità garante per la protezione dati personali aprirà una istruttoria sul caso della bimba di 9 anni, di origine africana, il cui nome e cognome per esteso è finito sul sito del Campidoglio poiché la mamma non aveva pagato le rette della mensa scolastica. Il Garante privacy, presieduta da Antonello Soro, vuole vederci chiaro sulla vicenda denunciata ieri dal Messaggero e che pone numerosi interrogativi in materia di protezione dati personali. L’Ufficio recupero crediti del Comune di Roma chiede 730 euro non pagati alla scuola ma, essendo la madre della bimba in questione irreperibile (la donna non ha fissa dimora e la residenza annotata all’anagrafe è un indirizzo fittizio) l’ingiunzione è stata pubblicata sull’Albo pretorio di Roma Capitale - e quindi anche online - senza omettere le generalità complete della minore. Le dichiarazioni del Presidente Soro non tardano ad arrivare: «Il caso è indubbiamente preoccupante perché riguarda la vulnerabilità della persona sotto un duplice aspetto: quello relativo alla condizione economica della famiglia e quello proprio della minore, assistito in quanto tale da una tutela rafforzata».

La pubblicazione del nome e cognome della bimba, infatti, viola chiaramente le leggi sulla privacy, che per i minorenni sono particolarmente rigide e rigorose, a maggior ragione quando i diretti interessati fanno parte di nuclei familiari in situazione di particolare disagio. «La normativa vigente sottrae espressamente al regime di trasparenza amministrativa gli atti dai quali possa desumersi la condizione di particolare fragilità economico-sociale della persona - spiega il Presidente dell’Autorità Garante - Questo divieto va preso sul serio, perché funzionale alla tutela della dignità, così da impedire che la doverosa trasparenza dell’esercizio del potere degeneri, sia pur involontariamente, in un’inaccettabile gogna».

Gli uffici amministrativi di Comune e Municipio VIII avrebbero dovuto in ogni caso coprire i dati personali della piccola, la quale peraltro non responsabile della situazione di morosità che anche dal punto di vista formale viene sempre addebitata ai genitori o a chi ne fa le veci, su tutti gli atti pubblici che la riguardavano. Ed alla luce di tutto ciò il Garante ha deciso di muoversi autonomamente dall’inchiesta interna annunciata da Palazzo Senatorio anche in virtù dell’impegno che da tempo caratterizza la stessa Autorità indipendente nel vigilare sulla corretta osservanza di questa disciplina e coniugare così l’esigenza di controllo sociale sull’esercizio del potere e la protezione delle persone da possibili discriminazioni.

L’Autorità per la protezione dei dati personali, pertanto, in relazione al grave caso in questione, chiederà spiegazioni al Campidoglio e al Municipio VIII, anche per collaborare a trovare soluzioni affinché nuovi casi del genere non si verifichino. «Nel caso di specie, preso atto della tempestiva reazione delle amministrazioni municipale e comunale, vigileremo sull’adozione, da parte di tali organi, delle misure necessarie al fine di impedire il ripetersi, in futuro, di simili episodi», ribadisce Soro.

In conclusione, l’episodio della bimba finita sul sito di Roma Capitale per la morosità della famiglia nel pagamento della mensa scolastica sia da monito per tutte le Amministrazioni, le quali oltre ad essere improntate al principio di trasparenza e pubblicità devono necessariamente tutelare i dati personali dei cittadini, ancor di più di quelli in situazioni di vulnerabilità, difficoltà economiche e possibili oggetto di discriminazioni.

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