I ‘tesori’ della Riserva Naturale Orientata di Pesche

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Nuovo viaggio alla scoperta delle meraviglie ambientali del Molise


PESCHE. Istituita nel 1982 la Riserva Naturale Orientata di Pesche è stata la prima ad essere realizzata su suoli di proprietà demaniali, comunali, ecclesiastici e di privati cittadini. Oggi occupa una superfice di 552 ettari che parte dall’abitato di Pesche fino alle pendici di Monte Totila e con quote che vanno da 640 metri s.l.m. a 1130 metri s.l.m..

La sua posizione a cavallo tra la Regione Mediterranea e quella Temperata fa sì che in pochi ettari vi sia un’alta biodiversità data soprattutto dalla varietà floristica piuttosto che faunistica. Difatti nel versante che affaccia a sud si rinvengono specie tipiche mediterranee come il Leccio che è possibile osservarlo sia in forma arborea che rupestre sulle pareti rocciose che scendono a strapiombo sull’abitato di Pesche.

Man mano che si sale di quota le specie boschive cambiano con la presenza di Ornielli, Roverelle, Cerri, Carpini, Aceri e Faggi nelle quote più elevate. Di grande importanza risultano essere i rimboschimenti a Pino nero e Pino domestico adoperati come sistemazione idraulico-forestale iniziata ad opera di un facoltoso operatore privato negli anni '30 ed interrotta nel periodo bellico 1940-1945. L’opera è stata ripresa successivamente fino alla fine degli anni '70 ed è uno di quegli interventi ben riusciti di forestazione protettiva e di difesa del suolo di un’area che nel periodo anteguerra si presentava nuda e con evidenti erosioni superficiali.

Tra le specie arbustive si annovera la Ginestra, che nel periodo primaverile colora di giallo gran parte del territorio della riserva, il Ginepro, il Prugnolo, il Biancospino, la Rosa canina e il Pero selvatico. Diverse sono anche le piante erbacee tra cui spiccano le splendide fioriture di orchidee nel periodo primaverile e estivo. L’alta biodiversità è confermata anche dall’ultimo aggiornamento delle schede NATURA 2000 fatto dalla Società Botanica Italiana che nell’area della Riserva ha individuato ben 7 nuovi habitat comunitari rappresentati dai cespuglieti a Ginepro diffusi principalmente nel versante nord-orientale nelle aree di pascolo montano in fase di abbandono; dai prati a graminacee e piante annue presenti nelle radure della lecceta; dalla vegetazione erbaceo-suffruticosa presente sulle rupi verticali sopra l’abitato di Pesche; dalle cerrete tipiche delle aree interne alto-collinari in Alto Molise; dalle cerrete miste con Carpino orientale diffuse nei pendii pedemontani in esposizioni calde; dai querceti con roverella dei pendii acclivi occidentali e meridionali; dalle foreste ripariali presenti nelle zone pseudopianeggianti del versante orientale del sito.

Per quanto riguarda le specie animali nella Riserva è possibile incontrare le più comuni specie degli ambienti appenninici (Volpi, Tassi, Donnole, Faine, Puzzole, Ghiri, Scoiattoli, Ricci, Cinghiali e Lepri), e anche il Lupo considerato scomparso e frequentatore occasionale e che invece oggi ha riconquistato il territorio della Riserva. Il più elusivo Gatto selvatico risulta avvistato fino agli anni '70 e la presenza oggi ancora non può essere certa. Tra gli uccelli sono presenti Tordi bottacci, Tordi sasselli, Merli, Colombacci, Ghiandaie, Taccole, Cornacchie grigie, Quaglie e rapaci, come la Poiana, il Gheppio, il Falco pecchiaiolo, l’Astore, il Biancone, lo Sparviere, il Gufo comune, il Barbagianni e la Civetta. Fino a qualche anno fa sulle pareti rocciose sovrastanti l’abitato di Pesche vi era una coppia di Falchi pellegrini nidificante e di cui oggi non si ha più traccia.

Si registrano anche la Balia dal collare, l’Averla piccola, il Calandro e il Codirossone, specie di grande importanza e protette a livello comunitario. Tra gli invertebrati meritano di essere segnalati la Cerambice della quercia, insetto dell’ordine dei Coleotteri, e molte farfalle diurne e notturne come la Callimorpha quadripunctata, l'Eriogaster catax e la Parnassius mnemosyne. Importanti presenze di anfibi sono legate ai particolari habitat umidi presenti in foresta dove è certa la presenza del Tritone comune.

Dottore Ambientale
Alfonso Ianiro

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