Molise, Sergio Rizzo: "Torbido impasto di conflitti di interessi"

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Il noto giornalista del Corriere della Sera' – giunto a Isernia per presentare il libro scritto insieme all'altro fuoriclasse Gian Antonio Stella, 'Se muore il Sud' – torna sulla questione dell'indagine che vede coinvolto il questore di Campobasso per presunto favoreggiamento del presidente della Regione: "Inaccettabile che in un Paese normale ci siano intrecci così equivoci da parte dei poteri delle istituzioni". L'interessante dibattito ha abbracciato la mala gestio della classe dirigente diffusa in tutta Italia. Stella sul Paleolitico: "Una delle tante opere pubbliche incompiute per troppo tempo"


di Pasquale Bartolomeo

ISERNIA. "Una classe dirigente che non fa il suo lavoro, badando ai propri interessi e non a quelli della collettività". La fotografia è quella dell'Italia intera, e il Molise, suo malgrado, non poteva esserne immune. Questa la lucida analisi di Sergio Rizzo, punta di diamante del 'Corriere della Sera', giunto a Isernia, quest'oggi, insieme all'altrettanto noto collega Gian Antonio Stella per presentare l'ultima fatica letteraria scritta a quatto mani, dall'eloquente titolo "Se muore il Sud". Rizzo, in particolare, è stato autore poche settimane fa dello scoop che ha rivelato come il questore di Campobasso, Gian Carlo Pozzo, sia indagato per presunto favoreggiamento del presidente della Regione Paolo Frattura. Una questione sulla quale ha voluto riservare una battuta anche con 'Isernianews': "C'è un torbido impasto di conflitti di interessi - queste le sue parole - che vanno chiariti ed eliminati, qualora ci fossero. Credo sia inaccettabile - ha continuato il giornalista - che in un paese normale ci siano intrecci così equivoci da parte dei poteri delle istituzioni. Ciò non fa bene né alle istituzioni stesse né ai cittadini. La classe dirigente dev'essere credibile, altrimenti tutti gli atti che fa rischiano di essere guardati con sospetto". 

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Nel libro della coppia d'assi del 'Corsera', come spiegato durante il dibattito organizzato dal direttore regionale dei Beni culturali, Gino Famiglietti, cui ha partecipato anche il professor Tomaso Montanari dell'Università Federico II di Napoli e il sindaco di Venafro Antonio Sorbo, si parla di una questione meridionale moderna, che deriva da problemi mai risolti. "Se muore il Sud muore l'Italia": questa la tesi contenuta nel volume. Ma per uscire dal pantano, a detta di Rizzo, la soluzione esiste: tocca investire seriamente nei beni culturali, nel paesaggio, in tutto ciò che ruota intorno alla bellezza. E in Molise, nella fattispecie, bisogna conservare le meraviglie che ci sono, "senza autorizzare saccheggi". 

Sulla stessa lunghezza d'onda Gian Antonio Stella, che non ha mancato di sottolineare, come già tante volte nei suoi articoli, i difetti "della decennale conduzione amministrativa fatta da Iorio, che però proseguono anche oggi, senza che il Molise si sia arricchito". A suo giudizio il museo del Paleolitico, interamente fruibile solo dopo 30 anni, è uno dei cattivi esempi di mala gestio della pubblica amministrazione nel Mezzogiorno. Un territorio dove alberga la malsana idea che "se si chiude un cantiere si chiude un rubinetto e che le opere pubbliche vanno gestite, invece che terminate". Ma gli esempi positivi, anche al Sud, per fortuna non mancano. Per questo il giornalista vicentino auspica che venga data maggiore fiducia "ai nostri ragazzi e alle donne, mettendoli in condizioni di giocarsela davvero. Questo potrà avvenire - ha concluso - solo se si cambiano le regole di accesso alle università, negli ordini professionali e nel mondo del lavoro".

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