Notificate le ordinanze di divieto di dimora in Molise e in Campania. L’inchiesta ha suscitato molto scalpore anche perché l’Agenzia delle Entrate ha chiesto il conto agli acquirenti. Ma c’è già una prima sentenza in favore di uno degli automobilisti finiti nel mirino: il Tar del Lazio, su ricorso dello studio Di Pardo, ha sospeso il provvedimento di annullamento della immatricolazione


CAMPOBASSO. Due ordinanze di divieto di dimora a carico di altrettanti commercianti di autovetture: altro tassello dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Campobasso e finalizzata a contrastare il fenomeno dell’importazione parallela di autovetture di provenienza estera, immatricolate in Italia in frode all’IVA, che ha già portato al sequestro di beni per circa 5 milioni di euro.

Nei confronti di due degli indagati il Tribunale del Riesame, in accoglimento della richiesta del Procuratore della Repubblica, ha emesso le due misure cautelari personali del divieto dimora, in Molise e in Campania, per prevenire il reiterarsi dei reati. Le ordinanze sono state seguite dalla Squadra Mobile di Campobasso in collaborazione con il personale della Guardia di Finanza appartenente alla sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica

Come è noto, le indagini della Polizia di Stato, svolte in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, sono iniziate nel 2016 proprio a seguito di una segnalazione dell’Agenzia che, in fase di analisi, aveva intercettato un abnorme aumento di immatricolazioni di autovetture cui non facevano seguito gli attesi versamenti di Iva.

L’attività posta in essere dagli indagati, tutti rivenditori di autoveicoli operanti in provincia di Campobasso, consisteva nell’immatricolare, frodando l’Iva, autovetture di provenienza comunitaria grazie alla creazione di falsa documentazione esibita anche in nome e per conto dei clienti in fase di immatricolazione. Le autovetture immatricolate in evasione sono centinaia, mentre è al vaglio degli inquirenti anche la posizione di diversi clienti sui quali si sono abbattuti i provvedimenti di revoca delle immatricolazioni, con obbligo di restituzione di targhe e libretti di circolazione e il conseguente blocco della circolazione. Con tali atti, arrivati anche a distanza di tre anni dall’acquisto, la Motorizzazione Civile in sostanza ha addebitato agli acquirenti delle autovetture la responsabilità per l’omesso versamento dell’Iva, responsabilità che i singoli acquirenti hanno sempre contestato.

Su questo fronte, si è registrata però una prima sentenza a favore di uno dei proprietari difeso dall’avvocato Salvatore Di Pardo che ha avviato l’azione giudiziaria di tutela. La prima in ordine cronologico, la cui sentenza è stata pubblicata il 10 giugno scorso.

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sentenziato che vanno sospesi i provvedimenti di annullamento delle immatricolazioni dei veicoli venduti ai privati.

Il Giudice, accogliendo in via cautelare il ricorso proposto dall’avvocato Di Pardo, ha ritenuto di sospendere i provvedimenti di revoca dell’immatricolazione “essendo le deduzioni svolte da parte ricorrente allo stato idonee ad inficiare le determinazioni assunte dall’Ufficio Motorizzazione Civile di Campobasso, quantomeno sotto il profilo del difetto di istruttoria e motivazione, non emergendo dalla documentazione agli atti di causa l’esistenza di una frode ritualmente accertata e contestata al ricorrente dall’Agenzia delle Entrate.”

In sostanza il giudice Amministrativo, seppur nella fase cautelare, ha ritenuto non provata la responsabilità dei cittadini acquirenti che, in buona fede, hanno comprato le autovetture soprattutto in considerazione della circostanza che agli atti del processo non vi è un accertamento dell’Agenzia delle Entrate nei loro confronti e che non vi è alcuna documentazione che accerti il loro coinvolgimento in un’eventuale frode fiscale.

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