Peste suina, primo stop all’export di salumi e carni italiane

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Restrizioni e divieti all’import da parte di Svizzera, Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait. Nei giorni scorsi la denuncia di Nola che invocava l’unità di crisi


CAMPOBASSO. Arrivano i primi stop alle esportazioni di salumi e carni suine made in Italy dopo la scoperta di casi di peste suina. A bloccare precauzionalmente gli acquisti di prodotti dal Belpaese – riferisce IlSole24Ore citando Confagricoltura - sono stati Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait, cui si aggiunge la Svizzera con alcune restrizioni.

Già nei giorni scorsi era intervenuto a denunciare la questione il portavoce del Movimento 5 Stelle Vittorio Nola, invocando l’istituzione di un’unità di crisi a sostegno di animali e allevatori, chiedendo alla Regione Molise dimettere in campo tutto ciò di sua competenza per arginare l’eventuale avanzata della malattia.

La peste suina africana (Psa) è una malattia altamente contagiosa che però non si trasmette all'uomo ma solo tra i capi suini e i cinghiali, provocando ingenti danni agli allevamenti e alla filiera. E il fatto che tra i primi paesi ad adottare misure restrittive ci sia la Cina – si legge - è ampiamente giustificato dal fatto che Pechino nei mesi scorsi ha dovuto già contrastare una gravissima epidemia di peste suina africana, che ha portato in Cina all'abbattimento di decine di milioni di capi determinando un vuoto d'offerta in Asia che ha a lungo condizionato le quotazioni dei mercati internazionali delle carni suine.

“È necessario agire con la massima tempestività ed efficacia nel campo della sorveglianza e delle misure di biosicurezza per la protezione degli allevamenti – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - Dobbiamo in ogni modo contrastare il fenomeno e limitare al massimo i danni, considerato che sono già arrivate le prime sospensioni delle importazioni dall'Italia di carni suine e prodotti derivati. In questa fase – ha aggiunto – è anche fondamentale il rigore delle informazioni ai consumatori, evitando qualsiasi speculazione commerciale”.

Poi la nota polemica sul fatto che, a parere di Confagricoltura, la situazione possa essere rapidamente diventata critica perché non affrontata in maniera del tutto adeguata: “Ad esempio – ancora Giansanti – con l'azione di contrasto sollecitata da tempo a tutti i livelli nei confronti della proliferazione dei cinghiali”.

Infine l’annuncio: “Nei prossimi giorni saranno convocate congiuntamente le Federazioni Nazionali di Prodotto dei settori suinicolo ed avicunicolo (che a sua volta è alle prese con l'influenza aviaria) per valutare le richieste da presentare al governo e in ambito europeo per la salvaguardia delle imprese. Intanto – ha concluso Giansanti – ci siamo già rivolti ad alcuni istituti di credito affinché rivolgano la maggiore attenzione possibile nei confronti degli allevatori in difficoltà”.

 

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