L’INTERVISTA/ L’allenatore dell’Isernia Fc a tutto campo: dagli under, autentiche rivelazioni per il rendimento, alla programmazione societaria, fino all’analisi delle dirette rivali. In testa, solo la serie D


ISERNIA. E’ un Fabio Di Rienzo ‘carico’ a mille per l’inizio del nuovo anno 2018. L’allenatore dell’Isernia Fc traccia un bilancio della prima parte della stagione, con la classifica dell’Eccellenza molisana dominata dall’inizio alla fine: 40 punti su 45 disponibili, una sola sconfitta in campionato, per quanto netta (0-3 al ‘Lancellotta’ contro il Vastogirardi, secondo alle spalle dei biancocelesti) e miglior difesa. La convinzione nei propri mezzi, ma soprattutto in quella dei suoi ragazzi, c’è tutta; la voglia di far bene, anzi di continuare a fa bene, altrettanta. Perché quel che il mister non si stanca mai di sottolineare è lo spirito di gruppo, la vera forza dell’Isernia Fc: unba squadra che ha in testa il sogno della D per riportare la città nel calcio che conta.

 Mister Di Rienzo, un suo bilancio di quanto fatto fino ad oggi, con il girone di andata che vi ha visti primi dall’inizio alla fine.
“Sono stati mesi difficili di duro lavoro, che ci hanno permesso di ottenere risultati importanti: 40 punti su 45 disponibili, con la miglior difesa e tanti under del posto. Tengo a sottolineare anche il lavoro fatto dallo staff ad agosto, con l’unione di due gruppi, che fino a qualche mese prima si facevano una ‘guerra’ sana, in senso sportivo, sul campo. Oggi si vede un collettivo affiatato, un gran gruppo che ci fa ben sperare per il futuro. E, soprattutto, le migliori risposte le stiamo dando sul campo, senza cadere in provocazioni, da parte di nessuno. Amiamo questa città e ci teniamo a riportarla nel calcio che conta. Sappiamo anche che è un campionato difficile. C’è il Vastogirardi, c’è il Termoli, squadre molto attrezzate e noi, con una rosa forte ma non larga come le rivali, stiamo facendo molto bene”.

Quali le aspettative per il girone di ritorno?
“Si può sempre fare meglio. Siamo primi dalla prima giornata e ci teniamo a mantenere questa posizione. Sappiamo anche che le nostre rivali si sono rinforzate, hanno fatto un mercato importante. Noi siamo rimasti con il gruppo così com’è. L’Isernia non è una squadra che ha investito un patrimonio, ma che ha programmato; e per programmare c’è bisogno di tempo e soprattutto di tanto lavoro, che è quello che stiamo facendo. Le nostre rivali hanno investito tanto per provare a vincere. Noi invece puntiamo sì a salire in serie D, ma con una programmazione, per poter poi dare lunga vita a questo progetto”.

Insomma, si punta a vincere certamente, ma soprattutto costruire.
“Sì, questa è una squadra, per il lavoro che stiamo facendo, che in D può mantenere il 50-60 per cento del gruppo. Vedo difficile per le nostre rivali poter portare 10, 12 effettivi in serie D: loro avrebbero bisogno di azzerare e ripartire. Per l’Isernia non è così e questa è la migliore risposta che possiamo dare. Perché una squadra che investe tanto deve vincere, una squadra che programma prova a vincere. La società mi ha chiesto di provare a vincere, programmando, per portare l’Isernia in serie D. Ed è quello che stiamo facendo. Sulla carta il Vastogirardi ha qualcosina in più. Noi abbiamo pochi senior e molti ragazzi bravi che stanno facendo tanto bene e per questo rivolgo a loro i miei complimenti”.

C’è ancora da parte sua il rimpianto per l’eliminazione dalla Coppa Italia?
“Sì, però penso che le sconfitte vadano analizzate. C’è stata naturalmente tanta amarezza, ma è stata già buttata alle spalle. Ci tenevamo a far bene. Ma ad esempio abbiamo un campo che ci penalizza tantissimo: è diverso giocare su un sintetico che ti consente di giocare ogni tre giorni. Il nostro è un campo irregolare, che impedisce anche un gioco fluido. Nella partita di andata poi ci sono stati due infortuni individuali. Abbiamo creato circa 25 palle goal; non siamo stati bravi a metterla dentro, però non siamo stati ‘messi sotto’ dal Vulcania. C’è rammarico, certo. Però, nonostante le mille difficoltà questa, è una squadra prima in classifica”.

E’ soddisfatto del gioco della sua squadra? C’è chi dice che l’Isernia, da questo punto di vista, resta inferiore al Vastogirardi.
“Spero di restare inferiore (ride, ndr) e di vincere a maggio. Non ricordo squadre che giocavano bene, ma ricordo solo vincitori di campionato. Ed è quello che vogliamo fare. Noi non dobbiamo divertire per forza, ma vincere. Se so che il mio campo non mi aiuta e non mi permette di giocare, io devo vincere.  E per farlo non guardo al gioco, ma alla sostanza. Un dato è che questa squadra sul sintetico ha sempre vinto. Pochi giorni fa, durante l’amichevole con l’Agnone che gioca in una categoria superiore alla nostra, c’è stata una prestazione importante. Io sono davvero contento di quanto stiamo facendo. Ripeto, noi abbiamo unito due gruppi. E io non ho la bacchetta magica. Non è impresa semplice, ma con il tempo i progressi si vedono. E’ una squadra che sa soffrire quando deve soffrire e che sa giocare quando bisogna farlo”.

Lei fine a qualche anno fa guardava le partite dagli spalti, come un tifoso. Oggi le pesa sentire la pressione di allenare la squadra della sua città?
“No, anzi: le pressioni della vita sono altre. Noi facciamo il lavoro più bello del mondo. Sono fortunato e onorato ad allenare la squadra della mia città e questo gruppo, che onora questa maglia”.

Pba