Abolizione finanziamento ai giornali, i 5 Stelle insistono: lo diciamo dal 2008

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Le reazioni alle dichiarazioni non si sono fatte attendere. E non sono arrivate solo dagli addetti ai lavori.

Pina Petta (Odg): la dignità non si compra al supermercato con l’eventuale reddito di cittadinanza

pina petta

“Un intervento che lascia senza parole. Una offesa a tutto il mondo dei giornalisti soprattutto a quei colleghi che, pur nella precarietà ormai tanto diffusa, svolgono quotidianamente con sacrificio un egregio lavoro per garantire al cittadino una corretta informazione. Greco dovrebbe chiedere scusa a tutti i giornalisti, molisani e non. La libertà si difende anche con la pluralità dell'informazione. Un pluralismo che i giornalisti molisani continueranno a garantire anche senza fondi pubblici. La dignità, consigliere Greco, non si compra al supermercato con l’eventuale reddito di cittadinanza. La dignità non si svende. La dignità va semplicemente rispettata. Questo chiedono i giornalisti. Questo chiedono i cittadini”.

Vittorino Facciolla (Partito democratico): la disinformazione diventa valore di governo

Le parole usate dal portavoce del movimento 5 Stelle in consiglio regionale Andrea Greco sul finanziamento pubblico alla libera informazione, non necessiterebbero di nessun commento se non fossero finalizzate, con lucida strategia dell'intero movimento, ad elevare la disinformazione quale valore di governo. Senza scomodare la nostra Costituzione e la Corte Europea dei diritti fondamentali dell'informazione, la prolazione del prode Andrea vuole affermare l'inutilità se non addirittura la dannosità di garantire il pluralismo informativo e la certezza dell'informazione. Appare evidente, a chiunque, che senza stampa libera, senza giornalisti liberi, che per dovere di norma e deontologia rappresentano l'unico vero presidio preventivo al manicheo sistema delle fake news, ci troveremmo a vivere dentro una galassia informativa nutrita da gruppi di potere che, muovendo sul dato emozionale, negano l'affermazione della verità quale valore, a meno di non malignamente pensare che questi nuovi governanti abbiano in animo di determinare un regime nel quale il falso, il livoroso e l'ignorante gli garantiscano la conservazione del potere conquistato”.

Vincenzo Cotugno (assessore regionale alla Cultura, Orgoglio Molise): governano e chiudono le voci di dissenso nei confronti del loro operato

"Di fatto per il Movimento Cinque Stelle devono chiudere televisioni e giornali perché in questi anni hanno dato vita ad un 'sistema marcio' che li ha denigrati. Come dire: oggi governiamo e chiudiamo tutte le voci di dissenso al nostro operato. Sconcertante! Ribadiamo il nostro più assoluto diritto ad essere informati, un diritto inalienabile per l’intera popolazione. La crisi profonda di questi anni sul tessuto produttivo nazionale ha trascinato anche il settore della stampa. Migliaia i posti di lavoro andati persi e sul terreno è stata persa una parte importante della democrazia, con diverse aree del paese 'scoperte' della necessaria, dovuta, informazione locale. I 100 milioni di euro per il pluralismo dell’informazione che lo Stato versa agli editori sono solo un piccolo ma importante contributo all’attività da loro svolta, che certamente non copre minimamente i costi affrontati ma che ha tenuto fino ad oggi in piedi uno dei più importanti settori produttivi di questo paese, sancito dall’art. 21 della Costituzione: l’informazione! Da amministratori non possiamo non preoccuparci delle decine di posti di lavoro che andranno persi, delle professionalità che dovranno trovare necessariamente una nuova collocazione, della mannaia che si abbatterà su di loro e le loro famiglie. Da legislatori possiamo anche cambiarle le regole ma non possiamo disgiungere la nostra azione dalla responsabilità amministrativa nei confronti di chi resterà senza lavoro. .

Massimo Romano (ex consigliere regionale, avvocato): un conto è tagliare i contributi ai giornali di partito e agli editori impuri; altra cosa, sbagliata, è abolirli tout court

“Un conto è eliminare i contributi pubblici ai giornali di partito e ai gruppi editoriali cosiddetti ‘impuri’ ossia riconducibili ad operatori economici di altri settori quali energia, banche, cemento, trasporti. m.romanoCosa ben diversa è abolire il sostegno pubblico all’editoria tout court. Nel primo caso è una decisione giusta e attesa, per spezzare il cappio tra affari e informazione che si piega. Nel secondo caso, non solo sbagliata ma anche pericolosa, perché l’informazione è un servizio pubblico e, al pari di tutti gli altri (servizi sociali, trasporti, sanità, istruzione, cultura), per definizione 'in perditai e come tale abbisognevole di essere necessariamente sostenuto dallo Stato, nell’interesse generale dei cittadini e della democrazia ad un’informazione il più possibile libera e indipendente da altri interessi. Altrimenti resisteranno sul mercato soltanto gli editori “impuri”, cioè proprio e solo chi può permettersi di investire nei giornali e tv i proventi delle altre attività economiche, traendone ovviamente un beneficio a sostegno di queste ultime e non certo del pluralismo.

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