Federico (5 Stelle) rilancia: né fondi pubblici né Ordine dei giornalisti

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Il portavoce alla Camera, dopo le fatiche notturne a Montecitorio, riprende il filo del discorso sull'abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali ma spiega: i grandi quotidiani e la stampa regionale non li hanno mai presi. Si parla solo di quotidiani di partito, di associazioni o 'parrocchiali'


CAMPOBASSO. Né fondi pubblici né Ordine dei giornalisti. Parola di Movimento 5 Stelle, ma non da quando è nato il ‘governo del cambiamento’ con la Lega di Salvini. Da parecchi anni prima, leggasi 2008, nel secondo VaffaDay quando Grillo lanciò la fatwa contro i finanziamenti diretti ai giornali di partito o simili che godono (anzi godevano) di un contributo pubblico e nei confronti dell’Ordine che conta migliaia di iscritti, siano essi giornalisti pubblicisti o professionisti.

Il portavoce alla Camera, Antonio Federico, dopo la lunga notte a Montecitorio con tanto di risse sfiorate, riprende in mano l’argomento che, in regione, sta tenendo banco da quando, con un post su facebook - ormai il mezzo di comunicazione accreditato al pari del lancio di agenzia, che per i giornalisti significa ‘fonte certificata’ della notizia – il collega Greco aveva rilanciato la nuova normativa che toglierà ossigeno ai giornali.

Da lì alla rivolta, il passo è stato brevissimo. Comunicati stampa, dichiarazioni al veleno, il documento votato a Palazzo D’Aimmo e presentato da Antonio Tedeschi con l’unanimità dei presenti in aula (e tra questi naturalmente non c’erano i sei portavoce del Movimento), alcuni Consigli comunali che hanno inteso prendere le distanze dalla ‘pazza idea’ dei pentastellati (come il Comune di Isernia, per esempio) che di fatto toglierebbe ossigeno alla democrazia, al pluralismo dell’informazione relegando in uno spazio dai confini angusti la notizia ‘certificata’ e filtrata dal giornalista (che è un mestiere, per il quale ci si laurea, si sostengono un esame professionale e corsi di formazione obbligatori) per lasciare la ‘prateria’ ai canali social, alla informazione dal basso con tutti i rischi di verifica delle fonti che ne derivano.

Giorni e giorni di discussioni su un solo, e unico tema come se fosse il 'problema dei problemi'. E anche questa mattina torna di ‘stringente attualità’ come si dice in gergo.