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Giallo di Valle Soda: sciolti i dubbi sulla dinamica dei fatti, il movente resta un mistero

Le forze dell'ordine sul luogo dell'accaduto
Le forze dell’ordine sul luogo dell’accaduto

ISERNIA. Nuovi e importanti dettagli emergono sull’ormai noto giallo di Valle Soda, avvenuto presumibilmente tra il 29 e 30 gennaio scorsi. Si tratta di omicidio-suicidio: Giuseppe Del Riccio, 60 anni di Macchia d’Isernia,  prima di togliersi la vita ha sparato alla sua amante, Franca Iaciofano, 51 anni di Isernia. È ancora da chiarire se ad entrare in contatto con la polvere da sparo sia stato soltanto l’uomo:  saranno i risultati della prova stub a togliere ogni dubbio. Nel frattempo, però, si riscontrano alcune stranezze nel caso: alle due morti corrisponde il ritrovamento di un solo bossolo. La posizione in cui è stato ritrovato il fucile, riposto accuratamente sul cruscotto, rappresenta un altro elemento che desta perplessità; infine la posizione della donna, sdraiata, con il braccio destro piegato sotto la testa, fa presumere che la stessa sia stata colta di sorpresa. Alcune fonti investigative che, tuttavia, rimangono nell’anonimato, hanno fornito una ricostruzione attendibile dei fatti. I due amanti si sono incontrati  nel pomeriggio del 29 gennaio nel parcheggio del cimitero di Via Santo Spirito, hanno lasciato qui l’auto dell’uomo, il quale si è messo al volante della vettura della Iaciofano per dirigersi, con la stessa, verso il bosco di Valle Soda. L’uomo ha portato con sé una borsa e l’ha sistemata nel portabagagli, dove si trovava già riposta una scala di ferro tra gli attrezzi da lavoro della donna. Una volta appartati, Del Riccio, sceso dalla vettura, ha estratto dalla sacca un fucile e, sparando dall’esterno, ha colto di sorpresa l’amante che riposava sul sedile della vettura. Il colpo, fuoriuscito da un fucile a canna liscia, è a pallini. È per questo che, nonostante il corpo della donna fosse lacerato, non presentava foro d’uscita ed è questo il motivo per cui sulla scena del delitto è stato ritrovato un solo bossolo. L’uomo, infatti, successivamente ha riservato per sé il proiettile del fucile da caccia,che ha perforato il sedile e la scala sistemata sul retro, ha infine attraversato la lamiera dell’auto fuoriuscendo e finendo a terra, accanto alla ruota posteriore sinistra dell’auto. Resta il mistero sulle motivazioni che hanno spinto l’uomo ad utilizzare due armi differenti: sarà compito dei consulenti tecnici d’ufficio, nominati dalla procura di Isernia, Pierluigi Bontempo e Costantino Ciallella, chiarire tali ambiguità.

VD

 

 

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