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Coronavirus, a Santa Croce di Magliano altri 3 morti in 24 ore. Epidemia devastante

Altri tre lutti nelle ultime 24 ore, la vittima più giovane aveva 58 anni. Continua la drammatica conta di decessi nella comunità del basso Molise devastata dalla pandemia. Il sindaco si appella al senso di responsabilità: “Dobbiamo resistere, le vaccinazioni saranno presto realtà”


SANTA CROCE DI MAGLIANO. Una comunità che rischia lentamente di spegnersi a causa del dolore immane che qui il Covid sta provocando da settimane.

Il numero dei morti provocati dalla pandemia a Santa Croce di Magliano continua a crescere con il trascorrere delle ore: altre tre persone stroncate dal virus nelle ultime 24 ore: la più giovane aveva 58 anni. Sono i numeri drammatici di questa emergenza silenziosa a dare l’idea di ciò che qui sta accadendo e che stiamo raccontando da settimane: sette decessi in appena quattro giorni; dieci in meno di due settimane. A scandire il ritmo di questa conta macabra e interminabile i rintocchi in segno di lutto delle campane.

A Santa Croce di Magliano sembra di rivivere le stesse scene che i cittadini della val Seriana in provincia di Bergamo hanno vissuto nel corso della prima ondata della pandemia, sfociate nelle immagini delle lunghe file di camion dell’esercito con le bare dei defunti trasportate nelle regioni limitrofe, per l’impossibilità di poter cremare i feretri nella bergamasca. 

Una lunga scia di lutti, ricoveri e contagi: Aa Santa Croce di Magliano sono oltre 130 le persone attualmente positive al Covid, un leggero decremento di casi attivi rispetto ai giorni scorsi, che si spera possa continuare anche prossimi giorni. 

“Siamo stanchi ed esasperati, vogliamo tutti tornare alle nostre vite – ha scritto il sindaco Florio sul profilo facebook – ma non possiamo mollare proprio adesso, non all’ultimo miglio. Le vaccinazioni di massa saranno presto realtà, così potremo, finalmente, uscire da questo incubo”.

Nel frattempo bisogna porre fine a questa triste catena di lutti, curare chi è ricoverato in ospedale o si trova in isolamento domiciliare. C’è bisogno di un numero maggiore di bombole di ossigeno e del supporto di unità aggiuntive di medici Usca e personale infermieristico, per limitare al minimo gli accessi in strutture ospedaliere di fatto già al collasso. 

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