Puntò la pistola contro il detenuto: l’agente finisce davanti alla Commissione disciplina, rischia il licenziamento

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I fatti, che finirono all’attenzione dei media nazionali, accaddero nel primo pomeriggio del 30 gennaio scorso. Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria, si prepara alle barricate: se il collega dovesse essere destituito, mi ammutinerò


CAMPOBASSO. Quattro giorni e il caso dell’agente di polizia penitenziaria che, il 30 gennaio scorso, fermò il tentativo di evasione di un detenuto puntandogli la pistola in faccia arriverà all’attenzione della Commissione di disciplina.

Si tratta del primo passaggio formale all’interno dell’ organismo deputato a chiarire i fatti e a comminare una eventuale sanzione.

Sarà l’organismo interno del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), il prossimo 18 giugno, a vagliare i fatti e la posizione dell’agente di polizia penitenziaria, sospeso dal servizio subito dopo l’episodio.

Due i profili che si potrebbero prefigurare: la sospensione dall’incarico per un periodo variabile da 1 a 6 mesi e la destituzione. Il licenziamento, nei fatti, graverebbe sul futuro occupazionale dell’agente in servizio nel carcere di via Cavour (teatro, recentemente, anche di una rivolta dei detenuti).

Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, in questi mesi ha seguito molto da vicino il caso del collega che, in quel giorno di fine gennaio intorno all’ora di pranzo, era di turno e aveva accompagnato – assieme ad altri agenti – il detenuto romano in ospedale per un controllo medico.

aldo di giacomo 30 maggio 2019

Il giovane, come si ricorderà, utilizzava le stampelle per poter camminare e per poter agevolare il rientro nel carcere di via Cavour molto probabilmente gli furono tolte le manette. In pochissimi secondi, il ragazzo – una volta sceso dal cellulare adibito al trasporto - lanciò in aria le stampelle (colpendo anche l’agente a quanto pare) e corse via superando il cancello che si stava chiudendo. Fuggì in direzione dell’area dell’ex Romagnoli ma venne immediatamente riacciuffato dai 3 agenti che riuscirono ad immobilizzarlo.

E in quei minuti concitati l’agente, che aveva la pistola in mano, la puntò dritta al volto del ragazzo, gli assestò una sberla e un calcio mentre quest’ultimo era a terra. Un collega, che era parte della squadra di servizio, urlando riportò la calma ma quelle immagini, riprese da un passante, diventarono virali in pochissimi secondi. E il caso finì, oltre che sui media locali anche sui nazionali.

Dove stava scappando il giovane detenuto del carcere di via Cavour? Aveva appuntamento con qualcuno che lo aspettava magari nella traversa dell’istituto penitenziario? Domande , al momento, senza risposte.

Di certo c’è solo che l’agente dovrà essere giudicato dall’apposito organismo il cui funzionario istruttore, stando alla tempistica delle attività da porre in essere, dovrebbe aver già concluso la fase di verifica e di ricognizione effettuate sul caso.

Non finirà di certo il 18 giugno l’odissea dell’agente di polizia penitenziaria, la cui vicenda è stata seguita con estrema attenzione e vicinanza da Aldo Di Giacomo, segretario regionale del Spp.

“Ho fatto l’impossibile – spiega – ho avuto incontri con tutti e a tutti i livelli e se questa vicenda finirà con la destituzione dal servizio, mi ammutinerò”. E’ lo stesso segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria a evidenziare che, rispetto a questa tipologia di ‘reato’, per la prima volta negli ultimi 20 anni si profili la destituzione dal servizio. Al momento non c’è un procedimento penale nei confronti dell’agente, sospeso nel periodo antecedente a quello del rapporto disciplinare.

Ci vorrà almeno un mese di tempo, a decorrere dal 18 giugno prossimo, per conoscere la decisione assunta dalla Commissione disciplinare e ove mai dovesse essere stabilito di dare corso alla destituzione dal servizio, restano aperte le strade dei ricorsi alla Giustizia amministrativa.

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