Gli usi civici, alla riscoperta del demanio collettivo molisano

Gli usi civici, alla riscoperta del demanio collettivo molisano

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Lo studio a cura del giornalista di Colli A Volturno ha riportato alla luce pagine fondamentali di storia, cultura e diritti pubblici


di Alfredo Incollingo

COLLI A VOLTURNO. Gli usi civici sono antichi diritti di godimento collettivo di beni immobili di proprietà altrui (comunali o patrimoniali), che le nostre comunità locali esercitano o esercitarono per provvedere alla propria sussistenza. Ogni comune italiano ha una porzione del suo demanio pubblico gravato da queste servitù, che consentono ai suoi abitanti di usufruire liberamente delle risorse naturali. Ancora oggi, in alcune regioni, pensiamo al Lazio o alla Toscana, si continua a esercitare il legnatico (la libera raccolta della legna) o il pascolatico (il libero pascolo) sulle terre comuni.

In una società non più contadina, com’era quella molisana, per esempio, gli usi civici hanno perso la loro primaria destinazione agraria e pastorale, risultando, per molti, vincoli comunitari fin troppo ingombranti. Sono ben noti i numerosi casi di affrancazione dei beni civici per incentivare la disintegrazione del vasto patrimonio collettivo italiano, facilitando così la speculazione edilizia e il depauperamento del suolo. A partire del 1985, con la legge n. 431 dell’8 agosto di quell’anno, gli usi civici sono stati annoverati tra i vincoli ambientali per la preservazione del nostro paesaggio rurale. Dove vi è un demanio collettivo, non è possibile edificarvi né tanto meno sfruttare senza limiti le risorse naturali, perché la comunità avrà sempre voce in capitolo nella gestione di quel territorio. Non è un caso se Paolo Grossi abbia definito gli usi civici come "storia viva", poiché hanno ancora molto da svelarci sulle moderne potenzialità.

Anche in Molise esiste un demanio civico, distribuito tra i tanti comuni, piccoli o grandi, che lo costellano. Nel caso di specie, basandoci sui fondi documentari dell’archivio storico comunale di Colli a Volturno, si è ricostruita la storia delle terre comuni collesi, a partire dal 1806 al 1939. Questo è anche il titolo della ricerca effettuata: Le terre comuni di Colli a Volturno (1806 - 1939), pubblicata sulla rivista di 'Terra di Lavoro' (anno XIV, n° 1).

I collesi difesero con coraggio il loro demanio civico. Per tutto l’Ottocento, senza demordere, portarono avanti lunghissime contese legali con gli ex feudatari di Colli a Volturno e della vicina località di Valleporcina per difendere i loro diritti. Memori dell’esistenza di queste servitù, esercitati per generazioni dai loro antenati, non cedettero, in parte, alle pretese dei potenti dell’epoca, salvaguardando buona parte delle terre comuni. Seguendo l’evoluzione legislativa in materia, si ripercorrono le tappe fondamentali che, nel 1939, portarono al riconoscimento definitivo del demanio civico collese con un decreto del commissario per la liquidazione degli usi civici della Campania e del Molise.

Il lavoro fatto dallo scrivente ha restituito ai collesi pagine fondamentali della loro storia, ignota e troppo complessa ai più, ma fondamentale, perché ci parlano di diritti ancora esistenti e intestati a tutti i residenti del comune. Si spera, inoltre, che la ricerca sia il primo passo per una progressiva riscoperta del demanio collettivo molisano.

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