Il regno indoor dell’arrampicata in Molise: a Oratino aperta super palestra

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La nuova avventura di Carmine Radassao. LA FOTOGALLERY


di Maurizio Cavaliere

ORATINO. Ci vogliono caparbietà e ottimismo per aprire un’area sportiva al chiuso di questi tempi. E pure una smisurata dose di passione se quell’area corrisponde a un’attività che non è la più popolare in cielo (vista la disciplina) e in terra. Carmine Radassao ha impresso alla sua impresa questi tratti temperamentali. La sua è una missione sportiva e lui, insegnante a scuola e delegato regionale della Federazione Italiana Sport di Arrampicata, quella missione la persegue da quando, a metà degli anni Ottanta, saggiò per la prima volta il brivido di uno strapiombo e la durezza della falesia. Un amore totalizzante, trasferito al figlio Pietro, il quale (con il compagno di ‘parete’ Riccardo Quaranta) ha da poco dato alle stampe ‘Molise rock’: non solo una guida sull’arrampicata, ma anche un atlante di vie sportive, trad e multipich, la specialità su più tiri di corda.

Carmine Radassao e l’arrampicata in Molise sono sinonimi. A lui si deve l’espansione di un microcosmo verticale che si sta facendo largo a livello orizzontale, allargando a praticanti e nuovi orizzonti, pur se tra tante difficoltà come la recente decisione dell’amministrazione di Frosolone di chiudere la Morgia Quadra, ovvero il ‘parco giochi’ molisano (450 le vie chiodate dagli arrampicatori) degli amanti del genere. La realizzazione strutturale di una grande area indoor dove allenarsi anche in inverno, svolgere gare regionali e interregionali e preparare le uscite dei mesi più caldi, è la naturale evoluzione di un sogno bellissimo cui ci si può aggrappare sul serio, come fosse lo sperone di una roccia.

“Sono passati 5 anni da quando ho deciso di coltivare questa possibilità”, spiega mentre osserva alcuni aspiranti climber all’opera. Prima ha dovuto trovare lo spazio giusto, individuato in due vecchie case coloniche con fienili e vigna in contrada Fonte Nuova di Oratino. Già, il paese della pietra lavorata, dove nel 1984 gruppi di appassionati extraregionali si avventurarono nelle prime arrampicate molisane. Pietra, rocce e la famosa Rocca, ‘chiodata’ nel 1985. Segni del destino. Acquistati ruderi e terreni, Radassao li ha rimessi a nuovo e, dopo tanto lavoro (con l’aiuto di alcuni artigiani) e nuovi inattesi stop legati a vincoli paesaggistici, nel luglio scorso ha aperto la sua ‘Morgia climbing experience’ che vi mostriamo in queste foto.

Due piani, al primo c’è l’area riservata alle pareti: 160 metri quadrati per praticare tutte le attività, eccetto lo speed (le gare di velocità) che necessita di 13 metri di altezza e ne sviluppa 15, misure proibitive per le strutture al chiuso, palazzi dello sport a parte. “Possiamo però organizzare gare interregionali - spiega - potendo vantare 7 metri e mezzo di altezza e 11 di sviluppo. Per i campionati italiani ci vorrebbe invece qualcosa in più, ma con un po’ di accorgimenti potremo puntare sulle gare di Coppa Italia”. Che sarebbe tanta sostanza per una Regione in cui l’arrampicata è arrivata d’importazione, tramite gruppi di appassionati provenienti da Bologna e Genova (amici di Carmine), dal Nord e da un gruppo di romani che, nel 1987, scoprirono le potenzialità della splendida falesia della Morgia Quadra di fronte il Colle dell'Orso a Frosolone. Su quelle pareti si è sviluppato il movimento dell’arrampicata in Molise. Sono venuti fuori diversi talenti locali, nati tra il 1995 e il 2000. Ma anche altri giovani appassionati, compreso il compianto Marco Berardo, molisano colpito a morte da un fulmine, proprio alla Morgia Quadra, nel luglio di alcuni anni fa. Carmine Radassao ha ricordato quei drammatici momenti nel libro scritto dal figlio. C’è un racconto bellissimo che s’intitola: ‘Nicolino Berardo, il papà di Marco’, parla del meraviglioso rapporto tra Carmine, Marco e Nicolino, costruito in momenti diversi, come se il giovane Berardo rivivesse nella passione e nella voglia del padre di avvicinarsi a quel mondo di ‘rocciatori’ e appigli per il quale Marco stravedeva.

Quei blocchi calcarei richiamano una quantità notevole di arrampicatori provenienti da tutta Italia. Si contano tra le mille e le 1500 presenze all’anno, con grandi benefici per le strutture ricettive di Frosolone e dintorni. Quella è anche un’area di straordinario impatto paesaggistico. Da un lato le rocce verticali, dall’altro il versante della Montagnola che guarda di sbieco Civitanova del Sannio e si affaccia sul Lucera-Castel di Sangro, tratturo attraversato alcuni chilometri più giù dalla famiglia Colantuono, nell’ultimo giorno di transumanza. “Quello del rapporto tra sforzo fisico e mentale da una parte e natura dall’altra - spiega - è il valore aggiunto dell’arrampicata, la sua insuperabile prerogativa. Si vive in simbiosi con ciò che ti circonda. Si prova un piacere enorme, un senso di libertà che si accompagna all’impegno fisico e alla concentrazione. Sulle pareti bisogna avere autocontrollo e sangue freddo, così da non irrigidirsi mai e non veder prevalere la paura. Le ascese possono durare dai 3 ai 15 minuti, quindi occorrono una buona preparazione fisica e una discreta predisposizione mentale. Un po’ come la subacquea - prosegue, cercando il metro sportivo di paragone - ci si avvicina a un limite che non si supera se ciò comporta un pericolo”.

Sono circa 200 i molisani che praticano l’arrampicata con una certa costanza: tanti, e si cimentano soprattutto per divertirsi tra bouldering, trad e multipitching. Le gare invece si svolgono al chiuso, per questo la nuova struttura di Oratino, che è l’unica in Molise in grado di ospitare gare e di fungere da palestra per allenarsi come si deve, è uno spartiacque importante sulla rotta della completa emancipazione di questa disciplina.

Le tappe salienti sono state tutte segnate dalla determinazione di Radassao: dal ‘boom’ degli anni Novanta alla prima società, da lui fondata nel 2000 (l’Arpiglio, acronimo di arrampicata e appiglio) alla prima forma di organizzazione regionale della Federazione, con la possibilità di organizzare finalmente gare per i ragazzi più ‘agguerriti’.

La prossima sfida sarà proprio quella di preparare i giovani per le competizioni nazionali e per i ‘test’ di casa nostra. La neonata struttura di Oratino sarà a stretto giro il teatro di tutto questo, Covid permettendo, naturalmente. A proposito, Radassao specifica che in palestra le restrizioni sono notevoli. Nello stesso momento si entra al massimo in 15, distanze garantite, sanificazione continua. “Ci teniamo pronti per quando tutto questo passerà - prosegue ottimista - Sarà il momento più bello - conclude - perché potremo finalmente accogliere tanti bambini”. E tirare la corda un po’ più su, a caccia del prossimo appiglio.

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