Covid, l’inchiesta sulla pandemia: il virus non esiste in natura

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Parla l’ex consulente del governo Usa David Asher che svela i retroscena delle indagini condotte negli Stati Uniti e rilancia l’ipotesi della fuga del virus dal laboratorio di Wuhan, agitando l’ombra della guerra batteriologica


USA. Torna a ‘bomba’ dagli Usa la tesi di una fuga del virus dal laboratorio di Wuhan per ‘giustificare’ l’origine della pandemia da Covid-19.
Una tesi – riferisce TgCom24 – ribadita oggi sulle colonne di Repubblica da David Asher, ex consulente del governo degli Stati Uniti, che da settembre 2020 a gennaio 2021, con l'amministrazione Trump, ha diretto l'inchiesta del Dipartimento di Stato Usa sulla natura dell’epidemia da SarsCoV2.
E rilanciata anche dal Wall Street Journal, che cita uno studio realizzato a maggio 2020 dal Lawrence Livermore National Laboratory della California (poi usato proprio dal Dipartimento nei suoi accertamenti) secondo cui la doppia sequenza ‘CGG’ presente nel genoma del Covid, quella che lo rende particolarmente aggressivo, non è mai stata rinvenuta in nessun altro coronavirus. “Viene invece normalmente utilizzata dagli scienziati – si legge - per modificare artificialmente il genoma. Il risultato è che la proteina Spike del virus viene alterata rendendo più facile al virus stesso iniettare materiale genetico nelle cellule umane”.

Una ricerca che starebbe suscitando nuovo interesse nel Congresso americano, il quale ha dato mandato all’intelligence Usa di approfondire l’inchiesta in una duplice direzione: un incidente di laboratorio e un contatto umano con un animale infetto.

Asher, che propende per la prima ipotesi (non senza retroscena), ricorda come la sua inchiesta avesse rivelato che "all'inizio di novembre 2019 diversi dipendenti dell'Istituto di virologia di Wuhan si erano ammalati con una sintomatologia simile a quella dell'influenza o del Covid […] Da allora, molti ricercatori dell'Istituto di virologia sono scomparsi: forse sono morti, o forse li hanno fatti sparire”. E poi evidenzia l’atteggiamento “problematico” assunto dalla Cina sin dall’avvio delle indagini. La sua idea è che le autorità di Pechino abbiano "tentato di controllare un incidente di laboratorio avvenuto a ottobre 2019 o anche prima”, senza riuscirvi. Salvo passare la ‘palla’ in mano all'esercito popolare cinese, di cui il colonnello Cao Wuchun, massimo esperto di epidemiologia, era anche il principale consigliere dell'Istituto di virologia di Wuhan”. Si tratterebbe per Asher di “una prova pesante del fatto che l'Istituto aveva legami con la ricerca militare cinese". E questa circostanza potrebbe far altresì ipotizzare l’avvio di studi da parte della Cina sulle armi biologiche, dal momento che “la guerra biologica è considerata la guerra del futuro".
Asher conclude rimarcando l’importanza di conoscere l'origine del Covid perché – sostiene - "non si tratta solo di una tragedia, ma di un crimine”.

 

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