HomeNotizieCRONACACrac Ittierre, condanna a sette anni per Tonino Perna

Crac Ittierre, condanna a sette anni per Tonino Perna

Pesante verdetto per il re della moda, sotto processo per bancarotta fraudolenta. La sentenza di primo grado del tribunale di Isernia


ISERNIA. Mano pesante del tribunale di Isernia per il re della moda Tonino Perna, condannato a sette anni di reclusione, più interdizione perpetua dai pubblici uffici, per il crac Ittierre.

Questa la sentenza nel suo complesso emessa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Nardelli, con Zarone e Cappelli a latere: Tonino Perna, anni 7; Maurizio Negro anni 6; Paolo Giorgio Bassi anni 3 e mesi 4; Andrea Manghi anni 3 e mesi 4; Franco Orlandi 3 anni e 4 mesi. Pene accessorie: per Perna e Negro interdizione perpetua dai pubblici uffici; altra pena accessoria per Perna con interdizione dagli uffici delle imprese per anni 7. Assolto con formula piena, invece, il noto commercialista isernino Simone Feig.

L’inchiesta ‘Alta moda’ inizia nel 2012, quando il Cavalier Perna viene clamorosamente arrestato dalla Guardia di Finanza, finendo in carcere per 18 giorni. Una notizia che fece il giro del mondo visto ciò che aveva rappresentato l’Ittierre nel campo della moda e del luxury, fino a quel momento. Le indagini, ad essere precisi, cominciarono già nel 2009, dopo l’insediamento della triade di commissari governativi Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada e l’inizio dell’amministrazione straordinaria.

Per la procura, Perna aveva messo in campo, in maniera reiterata, operazioni commerciali antieconomiche, ovvero per nulla a vantaggio della società It Holding, ma solo per scopi personali. Il tutto attraverso il sistema delle cosiddette ‘scatole cinesi’, complessi apparati societari finalizzati a distrarre e occultare beni e risorse. Sistema che aveva condotto gli inquirenti a monitorare società con sedi alle isole Cayman, alle Isole Vergini e in Lussemburgo.

Sin dallo scoppio del caso, l’ex re della moda aveva sempre negato le accuse a suo carico, dichiarando ai giudici di aver “agito nell’interesse esclusivo dell’azienda”, forte delle motivazioni addotte dai giudici del tribunale del Riesame di Campobasso – che lo aveva rimesso in libertà – e confermate della Cassazione al momento della sua scarcerazione. In 14 pagine i giudici di Campobasso parlarono di “basi debolissime” dell’inchiesta, “assunti errati” e “metodi sbagliati”. Per il Riesame, Perna non doveva finire in carcere e il giudice per le indagini preliminari non avrebbe nemmeno motivato le esigenze cautelari.

Oggi, 8 anni dopo, la sentenza di primo grado. Scontato il ricorso in appello, come annunciato dall’avvocato difensore di Perna, il legale del Foro di Roma Marco Franco. Quest’ultimo, con una nota stampa, commenta il pronunciamento, “sottolineando come, al di là dell’entità della pena, che non trova alcuna giustificazione, – sostiene – ancora una volta laddove l’impianto accusatorio iniziale si confronta con un giudice di merito, viene demolito. Infatti, dei 13 capi d’imputazione residuati per la fase dibattimentale, il Cavaliere Perna è stato oggi assolto da ben 8 imputazioni, che si aggiungono alle 3 precedenti contestazioni già cadute in fase di indagini e di udienza preliminare. In altre parole, – prosegue il noto legale – delle 16 contestazioni inizialmente mosse a carico del Cavaliere e che avevano determinato la misura cautelare personale, peraltro immediatamente demolita dal Tribunale del Riesame di Campobasso, ben 11 sono state ritenute del tutto inconsistenti (la formula assolutaria è infatti per l’insussistenza del fatto), rimanendo la condanna di primo grado limitata alle sole 5 ipotesi delittuose che, siamo certi, – conclude – verrà ampiamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Aspettiamo, con curiosità giuridica, di leggere le motivazioni, che certamente impugneremo al fine di ottenere completa e definitiva giustizia”.

 

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