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Ospedali off limits per un neonato col Covid, lo sfogo di una mamma: non possiamo morire privati dei nostri diritti

Una famiglia dell’Isernino costretta a recarsi a Pescara in quanto le strutture molisane non hanno disponibilità per un ricovero pediatrico. Ma neppure le Usca sono dotate di attrezzature ad hoc


ISERNIA. Costretta a recarsi fino a Pescara per far visitare il suo bimbo, di appena due mesi e mezzo, in quanto positivo al Covid. Un viaggio della speranza, per fortuna a lieto fine, quello di una giovane mamma della provincia di Isernia, che ha contattato la nostra redazione per raccontare la sua disavventura alle prese con la sanità molisana.

La donna, madre di un bimbo di quasi tre mesi e di altre due figlie più grandi, ha preso il Covid due settimane fa e, come lei, anche il piccolo è risultato positivo. Per evitare complicazioni, dato che il piccolo presentava febbre alta, decide di rivolgersi al pediatra per capire il da farsi, ma il medico giustamente non può visitare il piccolo in quanto positivo. Il consiglio è quello di rivolgersi alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, per far controllare il bambino a domicilio. La donna acconsente e il pediatra le allerta, ma le Usca prima ancora di andare a casa della donna cominciano a sentire le strutture ospedaliere regionali per capire se, in caso di necessità, fosse possibile far ricoverare il bambino.

Nulla da fare sia a Isernia che a Campobasso, non attrezzati per la circostanza di un neonato col Covid-19. Di qui la necessità di rivolgersi fuori regione: viene contattato un ospedale di Roma, uno di Napoli e uno di Pescara, dove viene data la disponibilità previo passaggio in Pronto Soccorso. Le Usca a quel punto si recano comunque a domicilio per la visita, ma l’attrezzatura in loro dotazione non è di natura pediatrica: i medici visitano il bambino, ma con uno stetoscopio per adulti e in assenza di un saturimetro che funzioni sulle manine di un neonato. Con grande umiltà – cosa molto apprezzata dalla donna – consigliano alla mamma di fare comunque accesso al Pronto soccorso di Pescara, per ogni evenienza.

Comincia così la trasferta in terra abruzzese per la donna, il marito e il bimbo piccolo, che per fortuna viene visitato e stabilizzato senza particolari problemi legati al coronavirus. Ma resta l’impossibilità per una mamma di avere accesso alle cure pediatriche negli ospedali per il Molise, con grande rammarico per chi ha scelto di continuare a vivere qui, pagare le tasse qui, crescere i proprio figli qui.

“Siamo pochi in Molise – questo lo sfogo affidato a isNews – ma neppure possiamo dover morire in attesa che qualcuno si impunti e ci conceda quelli che sono i nostri diritti, di cui siamo privati. Non credo di pretendere troppo nel dire che ci vorrebbe un pediatra nelle Usca, dotato almeno delle attrezzature necessarie a visitare un bambino a domicilio come si deve. I vertici Asrem dovrebbero provvedere e anche subito”.

Sono passate due settimane dall’odissea di questa famiglia e il bambino, anche se stabile, è ancora positivo. Toccherà di nuovo recarsi a Pescara dunque, affrontando un altro viaggio con tutti i disagi del caso. E col rischio di congestionare un ospedale per qualcosa che potrebbe essere gestito tranquillamente a casa. Ma non in Molise.

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